
UN GIORNO di David Nicholls, Neri Pozza 2010, € 18.00
Quattrocento e rotte pagine ma te lo leggi in quattro giorni. da ombrellone, o da serata al fresco. loro sono due ragazzi inglesi, coetanei di noi quarantenni di adesso, che l'ultimo giorno di università finiscono a letto insieme e poi prendono le strade delle loro vite. solo che non riescono mai a perdersi, e il libro è il racconto di un giorno all'anno, sempre lo stesso quindici luglio, dall'88 ai giorni nostri, e di questo struggente cercarsi, ora un po' più lui ora un po' più lei, e trovarsi sempre e salvarsi la vita e al tempo stesso non riuscire mai a finire insieme davvero. è divertente e brillante, soprattutto nei dialoghi e nella prima fulgida parte, in altri momenti struggente e crudo e doloroso. lui è irresistibile, un fragile darcy dei tempi moderni, lei è simpatica e speciale come tante di noi e non a caso si chiama emma, e jane austen c'entra, c'entra sempre. insomma, tra orgoglio e pregiudizio e harry ti presento sally, tipo. ma parla anche di noi, delle nostre vite di adesso, dei ventenni e dei trentenni che siamo stati e dei quarantenni che siamo, e di questa dolorosa ricerca della felicità o di qualcos'altro che sono le nostre vite, più o meno
Chiara Geloni, 11/08/2010
**********************

DESERTO AMERICANO, di Percival Everett, Nutrimenti 2009, € 16
Theodore Street è un uomo finito.
Ha fallito con sua moglie, con la sua famiglia, a lavoro, persino con le amanti. E' un uomo mediocre, incapace di prendere delle vere decisioni, incapace di far colpo sulle persone.
A tutto c'è un limite e l'unica soluzione è una morte liberatoria.
Ma a quanto pare non è capace nemmeno di porre fine alla propria vita tant'è che la fine arriva imprevista da sola ghigliottinandolo. Decapitato, e con la testa ricucita alla bell'e meglio, resuscita il giorno dei funerali. 3 giorni dopo. Come un novello Gesu' nazareno.
Ed è proprio questo stato di non-morte a cambiare Ted: forse è ora di provare a cambiare tante cose e a ricucire rapporti, ricucire interessi, ricucire vecchi strappi. Non solo la propria testa.
Il deserto interiore diventa il deserto vero, nel quale Ted incontrera' molti strambi personaggi, tutti fuori di testa, piu' spaesati di un morto vivente che non è in pace con nessuno, nemmeno con le persone che hanno tanto interesse in questo miracolo umano che di miracoloso ha ben poco.
Percival Everett non ha pieta' di nessuno e si diverte a prendere in giro il tessuto sociale statunitense, beffeggiando ora la famiglia media, ora gli stessi media e quegli sciacalli chiamati giornalisti, ora il fanatismo religioso, e non si fa mancare una bella presa in giro all'Area51 (sperduta anch'essa sempre nel deserto), usando Ted come un fantoccio, portandolo in giro in un inferno sulla terra proponendogli ogni volta un Virgilio diverso.
Dietro a tanta ironia si nasconde un percorso affascinante che sa tenere incollato il lettore e portare Ted ad una vera, liberatoria, presa di coscienza.
Zecchino, 8 febbraio 2010
****************************************

IL PAESE DELLE PRUGNE VERDI di Herta Muller, Keller 2009, € 16
Se la vostra condizione attuale vi porta a desiderare una lettura che vi consenta di godervela comodamente in poltrona, una lettura magari anche triste, però tale da darvi pensoso e rilassante raccoglimento, non leggete "Il paese delle prugne verdi". E' il racconto di una disperazione che l'autrice, e anche il lettore, non potranno mai dimenticare, che non trova alcuna consolazione, mai. Lo stile è conseguente. Sconcertante, nervoso, frasi brevi, allusive ricche di simbolismi che si chiariscono solo mano a mano che si procede nella lettura, espressioni poetiche ermetiche,una lettura difficile, che può indurti ad abbandonarla. Ma alla fine di oscuro non resta nulla. L'umanità calpestata, la miseria, lo stato di polizia del regime di Ceausescu, un ambiente di morte dell'anima. Una lettura dura, ma bella e coinvolgente, alla fine della quale ti viene in mente che il premio Nobel per la letteratura possa almeno risarcire l'autrice, come i giovani suoi compagni, tranne naturalmente quelli che nel frattempo sono stati uccisi o si sono suicidati, spezzati come il linguaggio di Herta Muller.
Fabrizio, Carrara
**************************
IL GIORNO IN PIU' – I FRUTTI DIMENTICATI – L'ETA' DELL'ORO
Fuori dalle mie abitudini , ho voluto visitare qualche giovane scrittore italiano. ho letto "il giorno in più" di Fabio Volo. Si tratta di un libro che ha venduto moltissimo, ma non è per tutti i palati. Chi ama, che so, i grandi scrittori israeliani contemporanei, o quelli americani, non può apprezzare più di tanto. Mi sembra un libro per ragazzi, forse soprattutto ragazze, per una lettura estiva sotto l'ombrellone. Ho poi incontrato Cristano Cavina, "I frutti dimenticati". Il libro mi è piaciuto. Cavina sa scrivere, è rapido fresco colorito. Ti fa vedere e vivere le situazioni che racconta. Sembra totalmente autobiografico, cioè vero. Se non lo fosse ci potresti rimanere addirittura male. Sono in gioco sentimenti che ciascuno può sentire suoi, dai ricordi dell'asilo, dei nonni, la parte forse più riuscita, ai rapporti genitoriali complicati, come capita nella vita di oggi. Fa da sfondo la gente di una piccola umanità di provincia molto umana e ben raccontata. Edoardo Nesi,"l'età dell'oro". Anche Nesi è uno che sa scrivere. Rispetto a Cavina capisci subito che hai a che fare con uno scrittore intellettuale. Il periodare è assai diverso, periodi lunghi complessi densi, ma nel pieno possesso della scrittura. La storia, ambientata a prato, e dunque provinciale, quella di un tipico imprenditore pratese di successo poi abbattuto dalla crisi e dai mutamenti in campo economico, sa assumere significati universali. Ivo Barrocciai ha tutti i difetti dell'uomo, l'amore smodato per il denaro e le donne, si sente un dio, ma la sua crisi sarà terribile. Sarà rimpianto, ma anche orgoglio, sogno, amore, malattia, morte. Con tutti i suoi vizi alla fine si riscatterà e desterà un moto di simpatetica commozione per come affronta la caduta.
Fabrizio, Carrara
**************************

IN FUGA CON LA ZIA (The flying Troutmans), Miriam Toews, MarcosyMarcos 2009 € 16,50
Ecco chi sono, i fuggitivi Troutmans del titolo origianale. Una specie di famiglia, con quel cognome lì.
Che bello. Capita spesso di dirlo, mentre si legge questo romanzo "on the road", mentre si attraversano gli Stati Uniti alla ricerca di un uomo disperso, fuggito, scacciato anni prima.
Hattie, "la zia", e i suoi nipoti: Logan, sedici anni e Thebes, undici. Il primo, adolescente inquieto ma tenero, la seconda, una ragazzina colorata e sporca che immagina e costruisce cose quasi alla stessa velocità.
A casa, o meglio in ospedale, lasciano Min, ricoverata dopo l'ennesimo e duro attacco di... follia? Depressione? E Hattie, nella loro vita di sorelle vicine ne ha visti tanti, di momenti così. I ragazzi, anche loro, lo sanno, alla mamma succede, a volte. Ma di solito si riprende. Stavolta no, c'è voluto l'ospedale.
E allora Hattie torna da Parigi, che tanto il suo uomo l'ha mollata, preferendole un pellegrinaggio nei luoghi dell'io che non la contemplavano, e corre dalla sorella. E poi, immediatamente, corre alla ricerca del padre di Logan e Thebes, fino al confine con il Messico: qualcuno dovrà occuparsi dei ragazzi. Non lei. Non lei che da una vita ha cercato di sopravvivere a Min vivendole lontana.
Ma i viaggi, si sa, sono un pericolo. Ci si ri-innamora di quel filo di sangue che ha gli occhi e la bellezza di due ragazzi speciali, si toccano mete che non sono solo quelle pensate in partenza. Gli incontri, le paure, le cose dalla vita, arrivano tutti in fila, veloci, sull'asfalto. Si trova, e spesso si ritrova.
Chi hai, Hattie? Chi hai tu? Come nel basket, giocato in ogni piazzola incontrata per strada: chi è il tuo uomo? Chi devi marcare? A chi stai attaccato? E risponde l'amore, risponde quella catena dolorosa e di sorrisi che il tempo e i distacchi non hanno spezzato. Perché non si può, anche volendo. Io ho Min. E comincia un altro viaggio.
Un altro bel romanzo che MarcosyMarcos ha scovato nel mondo, in Canada, per la precisione. Una scrittrice ironica e lampante, che dice le cose come le diresti tu, ma meglio. E che racconta una storia importante, di sentimenti e scelte, con la mano felicissima di chi scrive proprio le parole giuste da scrivere.
Francesco, 18 novembre 2009

Nick Hornby, TUTTA UN'ALTRA MUSICA, Guanda 2009
Titolo un filino povero, per un romanzo invece decisamente ricco di parole precise e importanti, di personaggi che ci raccontano anche di noi, che fotografano quell'universo comune che è "l'incapacità di esprimere in modo soddisfacente i nostri sentimenti". Alice e Duncan, una coppia stanca per tutti i 15 anni della loro convivenza. Tucker Crowe, cantautore americano, da 20 anni caduto in disgrazia - o asceso in disgrazia - suol quale i due consumano quasi ogni loro conversazione e organizzano pellegrinaggi, e alimentano un sito internet di - pochi, in verità - nostalgici, tenaci fans. Duncan ha costruito un mito, Annie segue a ruota, trainata.
Crowe, dal canto suo, i barcamena tra una manciata di figli di madri diverse e blandi tentativi di uscire dall'alcolismo.
La pubblicazione di un CD inedito, la versione acustica del più famoso LP di Tucker, “Juliet”, scatena gli eventi, primo dei quali la crisi di coppia tra Duncan e Annie. E trasporta il “mito”, fisicamente proprio, nelle loro vite e nella vita della piccola e dimenticata cittadina inglese nella quale vivono.
Come spesso succede, nei romanzi di Hornby, si legge e ci si scopre a riflettere su se stessi, su quanto ci assomigliano quelle storie, quei bivi e tutte le considerazioni che, davanti a una scelta da fare, ci toccano e muovono. O non muovono.
Ad accompagnarli, in questo lavoro che sembra difficile, una scrittura leggera e fresca, come uno scherzo da fare a chi pensa che si toccano corde profonde solo con toni gravi.
Come si dice per il cinema, vale da sola il prezzo del biglietto una mezza pagina dove Annie mette – almeno per me - la parola definitiva a tutte le chiacchiere che si fanno, e si scrivono, sull'amore.
Francesco, 14 novembre 2009

STEVE TOLTZ Una parte del tutto, Einaudi
Volete leggere un romanzo scritto in maniera fantastica, spiazzante, acutissima?
Volete una storia avvincente, bizzarra, divertente?
Volete personaggi folli, intensi, surreali ma terreni?
Volete idee e paesaggi così lontani da voi ma così riconoscibili da sentirli “vostri”?
E allora nulla: dovete – sì, dovete – leggere questo libro.
C'è altro da dire? C'è l'Australia, sì. Ci sono un figlio un padre uno zio in una giostra di eventi e considerazioni reciproche, e sul mondo, da far girare la testa per precisione e profondità, certo. C'è l'avventura, l'introspezione, il romanzo familiare e quello criminale, come no. C'è l'uomo più odiato d'Australia e quello più amato. C'è la bugia, l'amore, la salvezza, la fuga, il ritorno.
Ma più di tutto, c'è che va letto. Va ascoltato, ripassato anche. Perché ci dice delle cose di noi, delle cose sulla vita che si fa o che si sogna. O almeno: questo ha fatto con me. E, lo dichiaro: è il mio romanzo del 2009.
Francesco 25/10/2009

JONAS HASSEN KHEMIRI, Una tigre molto speciale (Montecore) - Guanda
Il signor Khemiri è un altro di quelli che ci fa arrabbiare perché a trentun anni ha già scritto due romanzi belli e fortunati e una pièce teatrale pluripremiata. Tutto ciò avviene in Svezia. Ma Guanda ci ha appena portato in dono il suo secondo romanzo – Montecore - che è il nome di una tigre bianca addomesticata ma non troppo.
Il signor Khemiri è uno di quelli per i quali la biografia dice già tutto. Madre svedese e papà tunisino. E' chiaro dove si va a parare, in questo romanzo decisamente autobiografico - anche se non sappiamo quanto (e non è importante).
Meno chiaro – anzi: decisamente sorprendente - è come ce lo racconta. E qui il signor Khemiri smette di esserci antipatico, perché al talento bisogna inchinarsi.
E' un libro pirotecnico, con una lingua che salta senza soluzione di continuità dalla perfezione letteraria ad acrobatici neologismi babelici. E la lingua non è che uno degli artifici letterari che questo ragazzino padroneggia. Si sorride spesso, e nel frattempo si conosce da dentro una vicenda di integrazione “a rovescio” in cui gli immigrati di seconda generazione sono quelli che rifiutano l'integrazione, e disprezzano gli sforzi fatti dai genitori. Tutto ciò è estremamente autentico perché ha la credibilità della testimonianza diretta e la forza inarrestabile delle relazioni parentali, durissime a morire - per quanti sforzi si possano fare - da ambedue le parti.
Andrea, 17/10/09
*********************

MILENA AGUS, La contessa di Ricotta, Nottetempo
Verrebbe da definirlo, anche lui, un “romanzo di ricotta”. Tanto è fragile, sfilacciato, precario, maldestro. Ma l'unica accezione per questi aggettivi sia positiva, veramente, dolce quasi.
Tre piccoli personaggi, tre sorelle con le loro piccole vite che si distendono e si ritraggono, come la fisarmonica, tra gli interni di un nobile palazzo di Cagliari, quartiere il Castello. Dove stavano i palazzi del re. Discendono da una famiglia che proprio grazie al favore del re ha ottenuto il “regalo” del titolo nobiliare – la “contessa di ricotta”, la più piccola delle sorelle, è una contessa vera, anche se il titolo non è ”di Ricotta” - temendo, nel corso degli anni, per tanta fortuna. Temendo poi di vederla sfumare, quella fortuna. Temendo, dunque, la propria vita stessa.
Questo sentimento di timore, di paura in sottofondo, si respira in ogni storia delle tre contesse, in ogni loro azione o non-azione: Noemi, la più vecchia - appartamento dell'ultimo piano - risparmia su tutto, ossessivamente, e ogni notte fa i conti allo scopo di riacquistare gli interni del palazzo che negli son stati venduti; Maddalena, con regolare marito – piano di mezzo – che desidera così tanto un figlio che non viene mai, e però, almeno lei un uomo con cui darsi al sesso frenato ce l'ha; la contessa di ricotta – piano terreno, interno 1 – che freme per un misterioso vicino di casa e s'arrangia a tenere sereno un figlio, Carlino, con gli occhiali a fondo di bottiglia, isolato e rigettato da un'infanzia di giochi e compagnie. Un bimbo di ricotta? Forse, ma è un genio al pianoforte, e qualcuno se ne accorge. Come si accorgeranno della mamma, la contessa di ricotta? Lei quel soprannome ce l'ha perché è un re Mida alla rovescia, un'imbranata che vorrebbe solo far del bene agli altri, ma sembra proprio che non sia capace.
Nel palazzo delle tre sorelle, e nei pochi spazi che loro esploreranno all'esterno, incontreremo uomini, amori, tate, operai, personaggi che animano, avvelenano o entusiasmano i loro sentimenti, i loro pensieri.
Tre bambine le contesse, o tre vecchie. Tre sognatrici appena, pronte a ricacciarsi nel proprio buco di amarezza e paura, di rinuncia. Tre donne che incontrano, però, il loro momento per volare, la loro buona ragione. E se poi devono scendere, tornare a terra, basta che centrino la pista di atterraggio, senza sfracellarsi, che “dev'essere comunque una gran bella soddisfazione”.
(Francesco, 14/10/09)
************************

Andrej Longo. CHI HA UCCISO SARAH, Adelphi € 17,00
Che brutta copertina per il nuovo romanzo Di Andrej Longo. Un'immagine che - forse perché ci siamo inveleniti ben oltre il livello di guardia - evoca la bellezza finta e strumentale di qualche escort televisiva.
L'esatto contrario della bellezza di Sarah, che il giovane poliziotto Amitrano trova cadavere in un torrido ferragosto degli anni Novanta, in una palazzina elegante di Posillipo.
In Amitrano non c'è nessun artificio. E questo è il pregio maggiore di questo romanzo, con il quale Longo torna a raccontarci Napoli in un quadro che dal particolare ambisce a raccontare il tutto. Con un lingua leggerissima, aggraziata, macchiata ad arte da un dialetto bellissimo e assolutamente funzionale. Perché Amitrano è un personaggio popolare, onesto quasi suo malgrado, per semplicità, per natura, che proprio grazie al caso di Sarah troverà dentro di sé la radice di una superiorità morale che lo porterà a guardare attorno a sé non con gli occhi cinici e disinteressati dei vicini di casa della ragazza morta, ma con una passione per il proprio mestiere, per i propri colleghi e per la realtà che sono una speranza di riscatto complessiva, tanto piccola quanto potente.
Niente di nuovo, stiamo a metà esatta tra il Pasticciaccio di Gadda e i Comici spaventati guerrieri di Benni. E' sempre la solita vecchia lotta dell'innocenza contro il cinismo. Questo romanzo piacerà poco ai lettori seriali di gialli, credo. Ma credo anche che piacerà molto a chi ama incontrare personaggi letterari coi quali avrebbe piacere di bere un granita, e poi dargli una bella pacca sulla spalla, prima di andare.
Andrea 30/09/09
********************

Lella Costa, LA SINDROME DI GERTRUDE, Rizzoli
La sindrome di Gertrude è una disfunzione che spinge a rispondere di sì compulsivamente a proposte più o meno sventurate. Da una conferenza sulle beatitudini alla gara sulle Porsche. Lella terapeuticamente affronta il problema che l'affligge condividendolo, nell'omonimo memoir appena uscito per Rizzoli (con la collaborazione di Andrea Casoli).
Proviamo a fare lo stesso. Perché se esiste la sindrome di Gertrude, allora temiamo di doverci confessare malati irrimediabilmente di lellismo, o Morbo di Costa (suona già minaccioso, nevvero?). Siamo totalmente acritici, affezionati, devoti. Non ce n'è. Per cui recensiamo il suo libro con la stessa professionalità critica con la quale un Bruno Vespa affronta un premier.
Si ha il privilegio di leggere la storia di Lella, della sua coerenza scombinata, della sua appassionata fede politica portata con purezza nel lavoro di attrice, in quel percorso di attrice unico e irripetibile, che ci viene messo davanti col dovuto orgoglio ma anche con un certo stupore, come se dicesse ehi, tutto questo noi lo si è fatto insieme. E non a caso questo libro è piano di amici, di riconoscenza, di incroci benedetti e fecondi.
Ci ritroviamo dentro tutte le cose a cui abbiamo beatamente preso parte – non solamente assistito – in questi anni da fan. E ci rendiamo conto di quanto Lella sia preziosa, per un sacco di gente, e per un sacco di buoni motivi.
Lella butta là con grazia citazioni, consigli letterari, perle di saggezza, pezzi di memoria collettiva, aneddoti, dettagli, ricordi dolorosi da cui nasce un legame con altre storie diverse, sconosciute, eppure intimamente condivise in un modo che parla chiaro e forte, al di là dei chilometri, degli anni e della devastazione etica in cui ci tocca vivere. Lella tocca le corde che ci ricordano che siamo vivi, ancora, e che non siamo soli.
Lella è un balsamo. E si comporta come se fosse lei, quella fortunata, quella che deve dire grazie.
E che s'ha da fare. I sintomi son gravi e inequivocabili. Ma se un giorno trovate la cura per il lellismo, fateci il santo piacere: tenetela per voi.
(Andrea, 06/09/09)
************************

Joyce Carol Oates, SORELLA, MIO UNICO AMORE, Mondadori, € 22
La signora Oates, splendida scrittrice americana che ha passato i settanta, più volte in odor di Nobel (sarà la volta buona se, come si mormora, da Stoccolma si volesse dare un segno alla nuova America di Obama?) incarna l'ansia anche fisicamente. Una figura esile, dagli occhi grossi e spauriti. Una che ti aspetti che da un momento all'altro si trasformi da vecchia zia in vittima - o carnefice - in un lago di sangue.
Allora: in America nel 96 una piccola miss di 6 anni viene orrendamente uccisa nella sua casa. Si scatena una follia mediatica che, anziché fare l'unica cosa giusta e doverosa (abolire i concorsi di bellezza per bambine) si scatena in un delirio di supposizioni, teorie, fanclub, siti internet, una roba da far impallidire i nostri miseri plastici da salotto televisivo.
Dodici anni dopo una grande scrittrice pesca a man bassa nella cronaca di questo orribile delitto e costruisce un romanzo di finzione. E' una sfida assoluta e improba, proprio perché una grande scrittrice in una sfida del genere ha – in teoria - solo da perdere. Siccome la signora nasconde in quei 40 chili una grinta notevole, eccola qui col suo romanzo.
La storia della piccola miss è raccontata dal fratello maggiore, Skyler, che aveva nove anni quando gli hanno ammazzato la sorella, Bliss. Skyler è figlio dello stesso delirio di onnipotenza, della stessa mamma manager, dello stesso incubo di dollari e ansiolitici che è una bella fetta di America in quegli anni. Lui recita la sua parte di “nota a pié di pagina” nella storia di Bliss, e però man mano che la narrazione prosegue, prima durante e dopo l'omicidio, Skyler diventa un bambino disperatamente bisognoso di cura ai nostri occhi, la cui ansia non possiamo non condividere e il cui background non possiamo che biasimare e desiderare di abbattere nella sua totalità.
Skyler è a tutti gli effetti un sopravissuto, ma è uno che non si capacita della propria “fortuna” di sopravvissuto, uno che non sa perdonare (neppure a sé stesso) prima di tutto perché non conosce la verità e poi perché nessuno gli ha insegnato a interessarsi a un'altra persona per quello che è. Skyler è un bambino violentato, come – e forse più – della piccola miss.
E' un romanzo che tiene svegli la notte, per il bisogno di capire, di trovare un senso, di provare a salvare quel che c'è da salvare.
La signora Oates sublima tutta la spazzatura della cronaca rosa/nera/fucsia in un canto d'amore, profondo e dolente, per l'anima umana che sa uscire viva e libera persino da un inferno simile. A patto di prendere le distanze, di conoscere e di respingere tutto ciò che umano – al di là delle intenzioni - non è.
Andrea, 10/06/09
*********************

MOBBING di Annette Pehnt, Neri Pozza Bloom 2009, € 15
Un romanzo importante, questo. Fuori dalle statistiche, dai flussi economici della crisi, tocca con mano - ma anche con occhi, con orecchio, col cuore - quello che succede in una casa, in una famiglia, in una coppia, quando qualcuno perde il lavoro. Ingiustamente, per di più. Per logiche di complicità d'ufficio che sfuggono al buon senso, persino alla logica.
Ci si sente in guerra. Si amplificano le percezioni di congiura, di bieca cospirazione ai propri danni. Si combatte. E una volta sconfitti, è la vita tutta che ci ha battuto, che ci lascia al palo ad essere, ormai, nessuno. Ma a casa ci sono due figlie che non sanno, una moglie che vuole sapere, e capire, che cerca una breccia nelle barricate per entrare e aiutare. C'è questo continuo gioco al rimablzo dove si chiede aiuto ma non lo si vuole, dove tutti pagano le conseguenze di una battaglia che però si fa da soli. E un alleato che non partecipa si offende, si allontana, dissotterra tutte le recriminazioni possibili, ma non ce la fa mai a diventare nemico. Scrive piuttosto questo romanzo.
Freddo e lucido, nell'osservazione dei fatti, dei volti, dei movimenti. Dei tempi che sono l'oggi di tutti. Nella scelta delle parole, nella costruzione delle frasi sparate, spezzate. Non sentiamoci in salvo, però: questa cronaca di un fallimento ci pianterà comunque delle spine nel cuore. Precise e profonde.
Francesco, 9 giugno '09
************************************
ANTEPRIMA (in uscita il 28 maggio 09)

IN VIAGGIO CONTROMANO di Michael Zadoorian, Marcos y Marcos 2009, € 16,50
Non l'avevo ancora sperimentato con questa gioia, ma uno dei (tanti) vantaggi di essere un libraio è che puoi leggere i libri poco prima che escano. Nel caso che una casa editrice gentile te ne dia la possibilità.
SECOND HAND, il precedente di Zadoorian, è un libro bellissimo, che nella nostra libreria ha avuto non successo: di più. Strameritato. E ha anche rischiato di essere il libro dell'anno di Nina. Dunque l'attesa per questo secondo romanzo era alle stelle. Esagerata. E, come si dice in questi casi: "Michael Zadoorian ha mantenuto le promesse fatte". IN VIAGGIO CONTROMANO è per certi versi un romanzo diverso dal precedente. L'età anagrafica dei due protagonisti, intanto. Qui tranquilli coniugi ottantenni pieni zeppi di acciacchi più o meno gravi, là giovani dall'equilibrio precario che scoprono l'amore reciproco. Qui il grossissimo tema del viaggio che sì attraversa l'America lungo l'antica Route 66 e dunque è propriamente fisico, ma attraversa anche l'anima, la storia, il destino, la vita di Ella - la narratrice - e John che, incuranti delle ansie e delle preoccupazioni dei figli per la loro salute compromessa, saltano a bordo del loro Leisure Seeker (camper d'annata) per fare centinaia e centinaia di chilometri fino a Disneyland. Là c'erano i garbugli di un sentimento reso difficile dalle rispettive bizzarrie.
Ma come in SECOND HAND, c'è questa bellezza nella scrittura capace di commuoverti per la vivida tenerezza che sa descrivere, e che allo stesso modo ti fa ridere a voce alta, mentre leggi. Di questa storia, e di come finisce, non voglio dire altro. Solo che questo romanzo è un sussurro di gioia laddove non ci se la aspetterebbe più, una specie di bandiera della libertà, dell'autodeterminazione, del bisogno e dell'amore per la scelta, finché si può. Il che indubbiamente serve anche da questa parte dell'oceano, visti i tempi oscuri. Una lettura che sferza sulla faccia l'aria di tutto il mondo fuori, così come ci si aspetta che sia, e che, a un certo punto - a quel punto preciso - smetta di essere. Così come entra dai finestrini del Leisure Seeker.
Non lo perdete, mi raccomando.
(Francesco, 23 maggio 09)
*******************************

Violetta Bellocchio, SONO IO CHE ME NE VADO, Mondadori, € 18
Armata di forcone, Violetta Bellocchio esordisce con uno dei titoli più belli a memoria d'uomo: “Sono io che me ne vado”. Dà subito l'idea di una donna con gli attributi, una vendicatrice, e invece no.
Layla è una ragazza che è stata sola al mondo nonostante la famiglia, e poi ha sperimentato - per poco tempo – cosa succede cosa ti capita quando arriva uno spirito affine, e cosa ti capita quando qualcuno non c'è più. E quando sperimenti la violenza su te stessa, e quando la sperimenti sugli altri. Ma Layla non agisce per vendetta: ha una vocazione. Quale sia, non è dato saperlo, neppure a lei. E alla soglia dei trent'anni prova a cambiare strada senza sapere dove andare, e a far che. Finisce in una Versilia un po' Alabama e un po' zoo di Berlino, in un mondo non risolto e non risolvibile, in cui un passato oscuro e un futuro non concepibile si incontrano in una specie di terra di nessuno dove è impossibile non sentirsi estranei.
Layla ne esce viva perché è una ragazza adorabilmente cinica. Perché odia (e ama) i suoi improbabili compagni di strada. Perché non ha eroi se non sé stessa, o la parte di sé che le è toccato conoscere, finora. Questo è un libro che fa moltissimo ridere. Non so se si dice, non importa. Layla è respingente. Lo fa con tutti. Per cui prima di ridere con lei bisogna farci un po' a braccio di ferro. Fatele credere che abbia vinto. E godetevi lo spettacolo di questa ragazza un po' dura e un po' goffa e della sua fantasia depravata e debordante.
Due complimenti per concludere, il primo: non è sempre facile per una che di professione scrive altre cose, fare davvero un romanzo quando decide di mettercisi. Invece questo è un romanzo bello e buono (anzi, bello e cattivo). Il secondo: io da lettore non sopporto due cose, ossia gli autori che si rivolgono direttamente al lettore, e i riferimenti musicali cinematografici ecc. che non riesco a condividere in quanto capra. Bene: Violetta abbonda nell'una e nell'altra cosa. E se il suo libro riesce a piacere anche a chi non ha la benché minima idea di come siano fatti questi signori Stone Roses, vuol proprio dire che è brava, secondo me.
Andrea, 20/05/09
********************

QUANDO SIETE INGHIOTTITI DALLE FIAMME di David Sedaris, Mondadori Strade Blu 2009, € 17
Gli appassionati di Sedaris - perché lo giuro: appassiona! - avranno una sorpresa, non so se bellissima (per me, ad esempio, non lo è stata): ha smesso di fumare. Gli è costato un viaggio in Giappone, un corso di lingua giapponese, svariate migliaia di dollari e il ritorno a una vita salutare e pulita, ma l'ha fatto.
Il racconto di come questa rivoluzione sia avvenuto occupa le ultime pagine di questo nuovo parto di Sedaris, e per il resto continua a toccare le nostre corde con la sua assoluta originalità: di scrittura, di immaginazione, di sensibilità. Passando dalla sua vicina di casa, ai centri commerciali, ai passeggeri molesti in aereo, alla vita col suo fidanzato Hugh, si ride selvaggiamente, si sghignazza sulle debolezze anche nostre, ci si intenerisce e commuove. E tutto col sorriso fisso sulla pagina. E accorgendoci ripetutamente - almeno io - che si darebbe non so cosa per saper scrivere come quest'uomo.
Lo consiglio lo consiglio lo consiglio.
Francesco, 6 maggio 09
***********************************

S'E' FATTA ORA di Antonio Pascale, Minimum Fax 2006, € 9,50
Con un romanzo talvolta introverso, Pascale coglie nei particolari di una vita lontana dai tormentoni di un'epoca i tratti del buon senso di chi si industria per sopravvivere in un'Italia storta quanto estrema.Fluido anche se spezzato, il testo svela insolite capacità rappresentative.
Nicola Bertolucci (5 maggio 09)
*****************************

COME HO PERSO LA GUERRA di Filippo Bologna, Fandango Libri, € 14
Avete presente quando gioite di una mezzora libera per poter leggere il libro che avete in borsa? O quando cercate di andare a letto un po' prima perché lo stesso libro vi aspetta sul comodino? Speriamo, che ce l'abbiate presente, ma in ogni caso a me questo è capitato con COME HO PERSO LA GUERRA di Filippo Bologna, giovane esordiente della profonda Toscana, e ne sono proprio contento.
E' una roba importante, la contentezza, specie quando leggi: perché certi libri li devi finire visto che ormai li hai cominciati, altri bisogna proprio che li leggi perché ne parlano tutti. Questo no, sei contento (sono) mentre lo leggi, mentre ci pensi, mentre aspetti di riaprirlo.
E' una vicenda che sta tutta nell'aria di quelle terre magnifiche, sui ciottoli dei paesini coi tavoli al sole, nella storia che ci è passata sopra, piccola o grande che fosse, nell'andirivieni di turisti ai bed&breakfast, nei vapori salubri e fetenti delle acque termali. “Frutto di invenzione”, si legge nelle avvertenze dell'autore, ma alcuni paradossali momenti del racconto prefigurano un futuro nient'affatto inverosimile, tantomeno remoto: l'aggressione di un progresso becero e prepotente, la volgarità al potere, l'ignoranza infestante, il servilismo politico. ...beh, direi che non è futuro, ahimé. È ora.
In questo romanzo ci sono anche bellissime parole per scrivere di una storia d'amore, una storia di corpi e luci, terra e mare, passioni e silenzio, spinta e frenate. Immagini di una malinconia così potente e solare da ripensarci anche dopo, e farti sorridere.
Non dev'essere perché sono toscano anch'io di quelle parti, che mi complimento festoso con Bologna, è che Bologna è stato proprio bravo. Chiedetemi un consiglio e vi mostrerò questa copertina.
Francesco, 23 aprile 09
******************************

FIGLI E ALTRI OGGETTI INFIAMMABILI di Porochista Khakpour, Bompiani 2009, € 19
Che gran romanzo.
La signora Khakpour, una ragazza di trent’anni che di mestiere fa la giornalista o qualcosa di simile a New York, pesca a man bassa dalla propria biografia per costruire un affresco davvero memorabile di una famiglia persiana trasferita in California causa rivoluzione. Che ne è di questi esiliati una ventina d’anni dopo? Cos’è diventato il loro bambino, cresciuto senza radici e senza sogni in un mondo in cui fa fatica a trovare un barlume di senso?
La famiglia Adam, signori. Effettivamente, fa un po’ paura. Ma è la storia di ogni famiglia, di ogni ricerca di senso, di uno smarrimento complessivo e globale di cui l’11 settembre forse è solo l’icona.
Un libro intensamente poetico ma anche assolutamente godibile a causa di una scrittura vivace e virtuosistica, nonostante alcuni errori di stampa (non una novità – ahimé – nei Bompiani) e di qualche svista in un’ottima traduzione (survivalista non è una parola italiana, e suona anche malino, secondo me). Piccolezze di fronte a un’opera prima assai tosta, che sembra tutto fuorché un’opera prima. Chi ha amato Denti Bianchi, ma anche chi ha amato Le Correzioni, si faccia sotto.
Andrea, 23 aprile 09
***********************

IL BAMBINO CHE SOGNAVA LA FINE DEL MONDO di Antonio Scurati, Bompiani 2009, € 18
Questo di Antonio Scurati è un libro doloroso. Nel senso che si capisce che nasce dal dolore, che esplora il dolore, e che fa un po' male, a leggerlo. Con una prosa potente e precisa, bellissima, ci mette davanti al virus che spesso cattura e rivolta le masse, che ci tranquillizza nella ricerca di un perché all'inquietudine che attanaglia i giorni difficili e cupi di questo tempo: il sospetto, la superstizione, il pregiudizio. L'ansia di dare un volto e un corpo - e una ragione - al Male che si percepisce e che ci fa ingiustamente vittime e carnefici. Volenti o nolenti.
La vicenda nella quale Scurati si muove è il famigerato "caso Bergamo", i delitti di pedofilia consumati tra la "scuola degli orrori" e il vicino seminario, le terribili insegnanti che insieme ad alcuni preti e puttanieri hanno abusato dei piccoli allievi della scuola materna della città, i genitori trasfigurati dall'odio e dalla rabbia che innescano un fetido clima di caccia, di marcescenza, di minaccia. Un clima dove ogni sofferenza deve parlare, dove ogni colpevole ha la sua faccia sul giornale e ogni mostro il suo dito puntato addosso. In quest'atmosfera di confusione e strazio, di cattiveria che non si sa bene dove comincia, da chi, né dove voglia andare a finire, Scurati risale la strada buia dei ricordi, dei traumi di un'infanzia sonnambula e chiusa negli incubi, delle gocce di sangue per terra, delle notti lunghe e scure. Dopo questo andare c'è comunque un approdo, una pausa, ma non di sollievo. Forse un recupero leggero, un seme di fiducia per chi racconta e per gli spettatori e i protagonisti della storiaccia bergamasca - peraltro tutta inventata - che comunque, sul finire, devono riconoscere che il Male della fine non ci deve preoccupare: è già arrivato. Ed è qualcosa che, comunque, ci nutre.
(Francesco, 18 aprile 09)
****************
MIA SORELLA E' UNA FOCA MONACA, di Christian Frascella, Fazi, € 17,50
Allora.
Diciamo subito cosa non mi piace per nulla di questo libro: la copertina e il titolo. Una brutta foto, e quel “Mia sorella è una foca monaca” che non dice granché sul contenuto, che invece è un piccolo pezzo della vita di un diciassettenne. Che va ben oltre la cattolicissima e sbeffeggiata sorella.
Intanto la cosa che sta proprio in primo piano è la sua totale antipatia. È sbruffone senza poterselo permettere, le piglia di santa ragione da fighi di quartiere che lui sfida con – troppa!, per non essere innaturale – consapevolezza, con – troppa! - provocazione. Si spaccia per un maschio irresistibile, per un picchiatore inclemente, per un genio del calcolo e dell'operatività. E infatti fa un po' arrabbiare che le cose gli vadano bene. Perché, anche se tutto lascia presagire che perda, alla fine è un vincente. Un gran vincente, per giunta. Però dai, è divertente leggerlo, dico davvero.
Eleonora, 19 marzo 09
********************************

Erri De Luca, IL GIORNO PRIMA DELLA FELICITA', Feltrinelli 2009, € 13
Con Erri De Luca, anche stavolta, non si sa dove si sta. Se in cielo o in terra. Perché scrive come volare, come una poesia, come un profumo che senti nell'aria. Ma scrive anche con crudezza, con la forza terrena di chi si tocca, si dà una pacca sulle spalle, o si affronta in duello per una donna. C'è sangue e delicatezza nella storia che un uomo racconta a un ragazzo, nella vita che dalle parole di un adulto passa ad un figlio. Un figlio non generato ma cresciuto, che da quelle parole impara l'appartenenza a una città, Napoli, e alla comunità che la vive. La gente che ha cacciato i tedeschi dopo la guerra, che è diventata popolo, una cosa sola. Una forza sola. Una comunità che lo accompagna nel momento - tragico, duro - di diventare uomo. Anche lontano, a essere uomo, ma diventarci circondato da un amore che arriva giusto prima di andarsene, nel giorno prima della felicità.
Lo consiglio a tutti
Sergio, 15 marzo 09
**************************************

Sandro Lombardi, LE MANI SULL'AMORE, Feltrinelli, € 14
Sandro Lombardi è un attore, un attore piuttosto importante della scena teatrale italiana. Per questa sua prima prova come scrittore decide di raccontare un passaggio difficile nella vita di un artista che vive ricoverato in un reparto psichiatrico dopo un tentativo di suicidio a seguito della fine di un amore. L'artista ci racconta la sua storia in una lunga lettera al ragazzo con il quale ha vissuto questa storia breve, intensa e drammatica.
Sandro Lombardi conosce bene - da attore - le debolezze dell'anima umana. Si vede, si percepisce una partecipazione autentica alla difficoltà di amare e di lasciarsi amare. L'arte come terreno d'incontro insidioso per una situazione già di per sé resa difficile dalla differenza di età. Ma quello che si respira soprattutto è un'incapacità di vivere l'amore che nasce e che cambia con la dovuta dose d'ironia e di leggerezza.
Carlo - il protagonista del libro - mette le mani sull'amore, prova, e sbaglia quasi tutto. Non foss'altro che come prontuario degli errori che è possibile commettere, questo libro potrebbe rivelarsi utile. Nel suo percorso di rinascita, o per meglio dire di sopravvivenza, Carlo ci racconta la vita in un reparto psichiatico, la varia umanità di medici e pazienti, con un tocco delicato e preciso. E' un libro estremamente autentico.
Ed è proprio l'ironia, alla fine, il segno del ritorno alla vita. Con un'autoradio che spara Pasqualino Marajà affiancandosi all'ambulanza. L'unico modo per provare ad amare, forse, è provare a sorridere.
Marta, 23 febbraio
*******************

Mareike Krugel, VOLEVO SPOSARE CARY GRANT, Meridiano Zero, € 13
Quando ho comprato questo libro avevo bisogno di qualcosa di leggero. Il titolo mi ha un pò ingannato perché non conosco il tedesco, altrimenti mi avrebbe bloccato la traduzione letterale del titolo tedesco che suono tipo "la figlia di mio padre". Però magari un libro con quel titolo non l'avrei letto, e allora onore al merito di questi di Meridiano Zero che anche se la mossa è un pò scorretta e non rende onore allo spirito del libro, hanno fatto in modo che il libro fosse "visibile", cosa che col titolo originale, effettivamente, sarebbe mancata. Però questo personaggio bislacco - Felizia - è effettivamente costruito per contrasto con la figura altrettanto bislacca del padre, becchino per vocazione, artigiano amorevole di una professione che ritiene piena di dignità e di stimoli. A questa professione vuole consacrare la piccola Felizia, che lì per lì è entusiasta dell'idea. Poi nella sua vita adulta deciderà per reazione, ma portando dentro di sé, in un contesto opposto, proprio quella passione artigiana che il padre le ha trasmesso. Felizia è completamente avulsa dal contesto, una specie di Amélie - l'ho letto in una recensione. Da grande avrà un'unica amica, di tredici anni, molto più disillusa di lei, ma anche molto più concreta e risolutiva. Ha l'obiettivo di innamorarsi, almeno una volta nella vita, per scoprire se davvero alla fine dei conti "l'amore è una questione piuttosto stupida". E' un bel personaggio. La vediamo crescere in un percorso formativo decisamente anomalo. Diventa anomala, c'è poco da fare. Ma è un'anomalia un pò incosapevole, molto tenera, con un'affettività tutta sua. Ed è davvero, alla fine, la figlia di suo padre.
Marco, 22/02/09
********************

CLAIRE KEEGAN, Nei campi azzurri, Neri Pozza, 15 €
"Poi suo marito aveva tirato fuori l'orologio da taschino. "Un'ora, Marcie. Ti do un'ora" aveva detto. "Se non torni entro un'ora, puoi tornare a casa a piedi".
Lei aveva passeggiato per mezzora a piedi nudi sul bordo schiumoso del mare, poi era tornata indietro per il sentiero della scogliera e aveva visto il marito, cinque minuti dopo l'ora convenuta, che sbatteva la portiera della macchina e accendeva il motore. Appena in tempo, era riuscita a balzare in strada e a fermarlo. Poi era entrata in macchina e aveva passato il resto della sua vita con un uomo che sarebbe tornato a casa senza di lei."
Claire Keegan è una scrittrice irlandese che Neri Pozza ci invita a conoscere con questa prima raccolta di racconti. Ed è proprio brava. Scrittura decisamente "femminile" per sensibilità, anche quando parla di personaggi maschili - bellissima ad esempio la figura del prete - ma dico questa cosa non per sottolineare un limite ma al contrario per sottolineare un'abilità quasi demoniaca di penetrazione psicologica. Il tema è quasi sempre lo stesso, per quanto i racconti siano differenti, ed è quello della fuga: il bisogno di scappare da un presente che opprime e la difficoltà di dare a questo bisogno i contorni di una decisione. I personaggi stanno sospesi - nei campi azzurri - e la loro normalità ci mette alla prova perché va a scavare all'interno delle nostre motivazioni, della nostra aderenza a ciò che staimo vivendo. Brava Claire, davvero. Per quanto l'Irlanda di questi racconti sia remota e quasi fiabesca, ci accorgiamo pagina dopo pagina che questa signora sta davvero raccontando la nostra storia.
Sara, 22/02/09
**********************

KISMET-DESTINO di Jacob Arjouni, Marcos y Marcos 2009, € 15
Nel grandissimo parco dei gialli-polizieschi-action book, questo di Arjouni si piglia, per me, un bel posticino. E' ironico. E' avvincente. E' originale. Kemal Kayankaya, il detective privato turco naturalizzato tedesco che ci racconta questa storia, è un simpatico figuro che protegge sordidi bottegai e piccole profughe bosniache, mentre sbarca il lunario fingendo di cercare la cagnetta scomparsa di una facoltosa cliente. In una Francoforte zeppa di grattacieli e luci al neon, Kayankaya si scontra con un bizzarro gruppo di criminali, estorsori che si fanno chiamare L'Esercito della Ragione, muti, truccati e imparruccati, ma tremendamente violenti e crudeli. E che fanno capo ad uno di quei giri di soldi globale che fa perdere la testa.
C'è azione, suspense, e personaggi bizzarri ma convincenti e credibili. Dall'industriale di minestre liofilizzate Arhens, lampadato e flippato con gli arredi orientali, alla doppata direttrice di un centro per l'accoglienza dei profughi, all'amico Slibulsky ex spacciatore riciclato come gelataio. Insomma, una festa multietnica e multicolore, divertente e intricata al punto giusto.
(Francesco, 20 febbario 09)
***************************

LA CITTA' DEI RAGAZZI di Eraldo Affinati, Oscar Mondadori 2009, € 9
Non solo per educatori, o per insegnanti di frontiera, o per chi vive vicino a facce diverse, a dolori diversi, a lingue diverse, straniere.
È un libro per tutti coloro che vogliono andare a sentire cosa si respira nei lunghi viaggi sotto i camion da Tangeri a Milano, o per chi vuole ascoltare con quali parole la lingua marocchina si avvicina alla nostra, o per chi vuole incontrare i gesti coi quali la gioventù rumena lavora insieme a quella romana. Affinati ha fatto l'insegnante nella scuola della grande Comunità alle porte di Roma, La città dei Ragazzi, e ha incontrato i minorenni che da ogni parte infelice del mondo hanno raggiunto l'Italia pensando a chissà che, a un paese coi soldi nei pacchi di cartone, o a un paese di Laure Pausini floride e felici, o a un paese che volesse bene agli sfortunati, ai nullateneti, ai disperati. Se non altro questi ragazzini hanno imparato una bella Italia, là dentro, con quegli insegnanti e quegli educatori. Un'Italia accogliente che fuori di lì non c'è. Ed è per questo che Omar e Faris, due ragazzi della comunità, di ritorno in Marocco in visita alle famiglie, chiedono ad Affinati di accompagnarli. Per questo avvertono ormai lontana la propria terra, si sentono 'altri', diventati italiani. E per questo Affinati scrive La Città dei Ragazzi, perché se si vive, si lavora, si sta insieme a quei ragazzi, a quelle mani, a quelle voci, si diventa come loro, anzi: si diventa tutti figli di una stessa radice umana. Degli stessi padri, siamo i figli in viaggio, i figli lasciati partire, i figli amati malamente che si inventano una strada nuova, a testate.
Davvero, leggetelo.
(Francesco, 19 febbraio 09)
*********************

AGNES BROWNE NONNA di Brendan O'Carroll, Neri Pozza 2009, € 15
Terzo capitolo della saga irlandese di Agnes Browne, energica lavoratrice a matriarca di una numerosa quanto bislacca famiglia. In quest'ultimo romanzo (e leggendolo fino in fondo capirete perché ultimo) si narrano le storie dei suoi figli ormai grandi, le nascite di svariati nipoti, le loro alterne fortune sentimentali e professionali, le loro riuscite finali. Uno su tutti Dermot, che da adolescente galeotto si ricilerà in scrittore per bambini di successo, risolvendo, oltre che i propri problemi, anche quelli di fratello e cognata fino ad allora editori squattrinati. C'è dappertutto, nelle storie che ruotano intorno ad Agnes, questo accanirsi della sfiga, fino a farti pensare che nessuno ne uscirà mai. E poi invece, la ruota gira, in maniera così vistosa e inverosimile che esclami "Naaa! E' una favola!". Proprio così, alla fine è una favola. Leggera, semplice, gradevole da leggere. Poco di più. Ma a volta c'è bisogno proprio di questo.
(Elena, 5 febbario 09)
*******************

Richard Yates, REVOLUTIONARY ROAD, Minimum Fax, € 18
“Si rimane sempre istintivamente umiliati davanti a tutte le fissazioni dei suoi personaggi, e ci si sente imbarazzati e smascherati. Ecco perché i suoi libri non sono popolari: solo chi trae dalla grande arte una gioia tanto forte da superare questo disagio riesce a goderseli”. Siete pronti per la sfida? Monica Shapiro, figlia di Richard Yates, ha colto il punto. Yates è uno scrittore amatissimo dagli scrittori e assai meno dai lettori – o almeno è stato così per tutto il tempo che era vivo. Adesso hanno tratto un film da questo suo primo romanzo, e Minimum fax per l'occasione ne ripropone un'edizione particolarmente succosa, che fa onore alla casa editrice e coccola il lettore con una serie di informazioni e commenti preziosa e puntuale.
Il film lo ha girato Sam Mendes, che è il regista di American Beauty, e non dev'essere un caso: perché anche Revolutionary Road è uno schiaffo in faccia al mito della famiglia tradizionale. Ma non è certo un intento polemico quello che anima il signor Yates. Il suo romanzo, con una precisione stilistica maniacale, racconta l'intima meschinità di un giovane marito e il percorso distruttivo della sua giovane e bella moglie. Niente di straordinario accade, fino al finale che il risvolto di copertina giustamente definisce Shakespeariano. Ma è proprio nell'ordinarietà della loro disillusione coniugale che questi personaggi sono devastantemente reali e comuni, nel loro tentativo di ritenersi al di sopra di una banalità che invece li sovrasta e li pervade. Sembra un libro triste? Bene: questo dipende dal fatto che noi – invece - non siamo bravi scrittori. E' un libro drammatico, ma anche estremamente godibile, proprio per la sua assoluta precisione, che rende tutta l'atmosfera della vita matrimoniale, i suoi accessi d'ira, le speranze, i compromessi, le “piccole gioie”, le fughe e i ritorni. Il matrimonio dei Wheeler sembra, in certi momenti, un'esperienza dalla quale si possa persino uscire vivi. In questa speranza – restare diversi e fedeli persino a sé stessi - si gioca il loro destino. Come quello di tutti. Leggetelo, fatelo leggere, anche a forza. Ne vale assolutamente la pena. In un paese meno spaventato, forse, un libro come questo lo metterebbero al posto dei corsi prematrimoniali.
(Andrea, 31/01/09)
************************

CARAMELO di Sandra Cisneros, La Nuova Frontiera 2008
Che bella scrittura! Che bei personaggi! Che belle storie! E che bella copertina! A questo romanzo della bravissima Cisneros non manca davvero niente. Anzi, ha un sacco di cose dentro. Un romanzo pieno di colori, profumi, suoni, sapori. Una storia che si snoda tra Acapulco, Città del Messico, quartieri poveri e casette di benestanti. Che scava con affetto e precisione nei territori innocenti e fantastici dell'infanzia, in cerca di radici, di anelli, di giunture d'amore. Una grandiosa e colorata saga familiare dove c'è spazio, e cura, per tutto. Per tutto quello che ci può venire in mente. E allora forza a leggere tutto quello che ha scritto, a partire dal caso letterario "La casa di Mango Street". Brava, perdinci.
Francesco, 30 gennaio 09
***************

IL LAMENTO DEL PREPUZIO di Shalom Auslander, Guanda 2009, € 15.50
Dopo tanti libri pesissimi sul dramma dell'uomo contemporaneo di fronte a un Dio inconoscibile e ad una fede sfuggente e misteriosa... si può finalmente riderne. E di gusto.
C'è da dire un sonorissimo grazie al giovane Shalom, che in questo libro ci racconta il suo tormentato rapporto con Dio, alla luce dei rigidissimi insegnamenti della comunità yddish cui appartiene, del terrorismo teologico che regna nella sua famiglia, di una spinta ribelle che è istinto ma anche ragionamento, buon senso.
Shalom teme Dio: glielo hanno insegnato. Lo sfida però, lo mette alla prova, è convinto della sua totale malafede, che va smascherata. "Mi appoggiai alla porta, guardai il soffitto, aggrottai le ciglia e mostrai a Dio il dito medio. "Vaffanculo" dissi".
Non vorrei dire altro, perché questo libro va solo letto, non raccontato, ma due parole sul titolo quelle sì: rimanda all'ultima "prova" di Shalom, alla sua scelta di circoncidere o meno il figlio, nel rispetto o meno del dogma secondo il quale è quella pratica che introduce i figli nel regno di Abramo. Figlio che si chiama Paix, che vuol dire pace, come il nome ebraico di suo padre, Shalom appunto.
Perché alla fine è a quella che aspiriamo. Dentro e fuori di noi.
(Francesco, 22/01/09)
********************

VI PRESENTO SALLY di Elizabeth von Arnim, Bollati Boringhieri 2008 € 18
E' ripubblicato adesso, ma questo gustoso romanzo della von Armin risale al 1926. Questo non significa che sia fastidiosamente prolisso (un po' lo è, anche se non fastidiosamente) né che faccia subito pensare "come si sente che è vecchio!". Anzi. Il fatto che sia scritto più di ottant'anni fa ci può solo meravigliare per l'ironia moderna e la sfumatura psicologica che ogni notazione, ogni commento, ogni ritratto dei personaggi contengono. E per il divertimento che si percepisce nell'autrice, nell'inventare e seguire le avventure - anche rocambolesche - di questa bellissima, incantevole, magnetica, quasi magica ragazza: Sally, appunto. Che però è scema come un sasso. Davvero. E' ignorante per ciò che riguarda l'urbanità di comportamenti, il significato delle parole, la pronuncia della lingua. E' animata dal solo desiderio di accondiscendere le persone con cui ha a che fare, di confortarle nei loro desideri, di non contravvenire alle loro impartizioni. E' usa alle semplici attività domestiche, apprese nella modesta famiglia d'origine, e altro non desidera che seguire fedelmente i precetti della Bibbia e qualsiasi richiesta le venga fatta da chicchessia. Poi tribola, in cuor suo, ma tutto si placa allorché si accorge di aver fatto sereno intorno. Col padre prima, col marito, con la suocera, con fortunosi amici trovati per la via, dopo. E ovunque Sally crea problemi: la sua apparizione significa folle di uomini e donne - ma primariamente uomini! - in adorazione, maschi intontiti e irrimediabilmente attratti dalla sua bellezza celestiale, gelosie estreme, ritorsioni ingiuste. Ma, alla fine dei conti, Sally aiuterà tutti a ripensare e lei e se stessi, il posto nel mondo di ciascuno che l'ha incontrata, la giusta considerazione che di quell'angelo di bellezza e gentilezza è bene avere. Sally è voluta, desiderata, bramata, rinnegata poi come sventura, protetta infine come un fiore che sta bene dov'è, un patrimonio di armonia che serve comunque, a tutti.
Francesco, 16 gennaio 09
**********************

ROMAIN GARY, La vita davanti a sé, Neri Pozza, € 11,50
Se vi è capitato, come a me, di amare la saga dei Malaussene di Daniel Pennac, e se non avete ancora letto di Romain Gary “La vita davanti a sé” potete fare una scoperta davvero intrigante: Gary, venti anni prima di Pennac, ha raccontato Belleville, il quartiere multietnico parigino dove vengono ambientate le storie dello sfigatissimo capro espiatorio, Malaussene, e della sua sfigatissima famiglia. Il romanzo di Romain Gary è proprio bellevilliano che di più non si può. Una vecchia puttana che, per raggiunti limiti di età, non può più esercitare il mestiere, alleva dietro pagamento di una retta, piccoli figli di puttane che le madri non possono accudire per via degli impegni professionali e…dell’ordine pubblico. Il rapporto tra la vecchia, madame Rosa, e i bambini è molto affettuoso, con uno in particolare, Momo. Attorno alla famiglia di fatto dei figli di puttane, che sono arabi ebrei neri eccetera, ruota una curiosa umanità di emarginati multirazziale tanto più lontana dalla civiltà della gente per bene quanto più ricca di umanità solidale. L’io narrante, Momo, è un bambino che parla come sa e come può facendo violenza a sintassi e grammatica, con uno sguardo sulle cose ingenuo, e dunque spesso paradossale, che sorprende e coinvolge. Il racconto è brillante e divertente. Anche Gary ci fa amare la gente di Belleville come Pennac, ma venti anni prima di lui.
Però tra i due c’è una differenza grossa come una casa. Se Pennac è leggerezza e favola, Gary, sia pure attraverso una lettura assai divertente, è tragedia. Nella vita davanti a sé, chi comanda alla fine è la morte. Qualche anno dopo l’uscita del libro - che ha vinto il Goncourt - Gary si suiciderà.
Una curiosità: sua madre, che immigrata e sola lo aveva cresciuto con totale dedizione, cui lui si sentirà sempre legatissimo, da cui si sentirà sempre irreversibilmente condizionato, si chiamava NINA, da non confondersi con la libreria.
(Fabrizio, 9/01/09)
********************

Peter Cameron, UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARA' UTILE, Adelphi, € 16,50
Piccolo motivo di fierezza - ce n'è tanto bisogno: noi italiani amiamo Peter Cameron più degli americani. In percentuale, sia chiaro. Lo abbiamo scoperto e amato per primi e lui ricambia l'affetto in due modi decisi: questo libro è uscito in Italia prima che in America - solo di pochi mesi, ma qualcosa vorrà dire - e il film che ne verrà tratto lo girerà Roberto Faenza. Per completezza d'informazione, ricordiamo anche che c'è anche un film in uscita su "Quella sera dorata", e che questo lo dirige James Ivory, uno che ha tratto film dai libri di E.M. Forster. Anche questo qualcosa vorrà dire. Per cui sbrigatevi a incontrare questo scrittore. Per il vostro bene. Questo romanzo è davvero pieno di grazia, come ho letto in una recensione. In quanti altri libri ci si trova a voler bene a un ragazzetto cinico e respingente, un adolescente fortunato e "disadattato" ma con il quale è davvero difficile non entrare in totale sintonia, per quanto si sforzi in tutti i modi possibili di esserci antipatico? C'è chi azzarda paragoni col giovane Holden. Chissà. Certo, si respira la stessa disperata voglia di resistere, con la propria dolorosa e totale diversità, in un mondo che per quanto ci sforziamo è sempre un pò più meschino di noi. Grandissimo Peter che scrive esattamente come si deve scrivere. E buon lavoro (durissimo!) al signor Faenza.
Andrea, 7 gennio 2008
*******************

UOMO NEL BUIO, Paul Auster, Einaudi € 17
Probabilmente non si può parlare male dell'ultimo romanzo di Paul Auster, perché si tratta di uno scrittore importante e di assoluto e innegabile talento. Però ci permettete almeno un po' di perplessità, nel momento in cui l'autore ne parla come come della sua opera più importante in assoluto, e arriva a suggerire a Barack Obama di leggerlo per avere un'idea precisa e completa di cosa oggi l'America?
Ci auguriamo che gli uffici stampa di Einaudi abbiano calcato un po' la mano con la traduzione di questa auto-presentazione, magari in vista dello shopping natalizio, magari per far passare in secondo piano l'assoluta brevità del romanzo (150 pagine appena). Paul Auster racconta la drammatica situazione di un uomo - vecchio e senza una gamba - la cui grande intelligenza e fortuna letteraria non sono riuscite a salvare le donne della sua vita (una figlia, una nipote e una moglie morta pochi anni prima) dalle disillusioni della vita e dalla solitudine. Esistono delle vie di fuga: l'arte, la famiglia e la fantasia. Dalla fantasia del protagonista insonne nasce una storia parallela che sfocia nel metaromanzo ma che poi si perde clamorosamente per strada. E alla fine questa è la storia di un uomo, non dell'America. La guerra è un accidente narrativo, o poco più.
Dall'"opera più importante" di Paul Auster, però, ci sembra giusto aspettarci di più. Magari la prossima volta.
Andrea, 6 gennaio 09
**************************

Andrew Sean Greer, STORIA DI UN MATRIMONIO, Adelphi, 18€
È stata una gradevole lettura, per me casuale perché resa possibile da un regalo ricevuto in occasione del Natale. “La storia di un matrimonio” di Andrew Sean Greer ( Ed. Adelphi 2008) è in realtà la storia di un breve periodo di un matrimonio, sei mesi, ma è vero che la narratrice-protagonista, attraverso ricordi e racconti, ci fa conoscere l’origine lontana del legame fra lei e il marito, la lunga separazione avvenuta fra loro, simile a una scomparsa, il nuovo casuale incontro che li porterà al matrimonio. Il rapporto fra i due fila sereno finchè una terza persona lo mette in seria crisi. Il “triangolo” crea una situazione veramente drammatica che però, narrata “in diretta” da Pearlie, sembra essere vissuta con angoscia soltanto da lei: del marito, Holland, non si conoscono i pensieri, i sentimenti, i progetti. Non avvengono fra i due litigi né vi sono rivendicazioni o richieste di chiarimenti: Pearlie, da sempre la più innamorata fra i due, è anche psicologicamente in stato di inferiorità nei confronti di Holland, un uomo bellissimo di cui tutti sembrano subire il fascino e forse proprio per questo è pronta ad accettare senza combattere ogni sua decisione.
La storia è narrata con abilità e lo scrittore costruisce un intreccio che molto simile a quello di un thriller. La guerra, o meglio le guerre che accompagnano la storia dei personaggi (si va dalla seconda guerra mondiale alla guerra di Corea alla guerra del Vietnam), contestate anche con conseguenze drammatiche da tutti loro, sono comunque determinanti per le loro vite.
Maresa, Carrara 3 gennaio 2008
*********************

IL CLUB DEI PADRI ESTINTI, Matt Haig, Einaudi € 17,50
Credete nei fantasmi? Philip sì. Forse non vorrebbe, ma il fantasma di suo padre appena defunto gli appare costantemente, e costantemente gli chiede di uccidere il responsabile della sua morte, lo Zio Alan. Così lui sarà liberato dal Regno del Terrore, nel quale vaga senza pace.
Zio Alan nel frattempo s'impossessa del caotico pub del padre di Philip e corteggia, fino a chiederla in sposa, sua mamma. Philip è sballottato in questa guerra tra l'aldilà e l'aldiqua attraverso momenti di assoluta tenerezza, di avventura e divertimento, illuminando il racconto di spunti interessanti sulle dinamiche giovani - adulti.
Chi legge sta un po' lì a pensare se è tutto vero o no. Se il ragazzino interagisce davvero col fantasma dell'amato padre o se invece è frutto della sua immaginazione, del trauma della perdita. Certo, poi qualcosa si chiarisce e alla fine resta forte l'idea di un romanzo originale, di una scrittura accattivante e fresca, di un protagonista che ha davvero i suoi pochi anni, senza superpoteri o eroismi buoni alla Disney. Un bimbo vero in una storia "fantastica".
Francesco, 29 dicembre 08
******************

Le vite private di Pippa Lee, Rebecca Miller, Fandango, 18 €
Facciamo finta che Rebecca Miller non sia la figlia di Arthur Miller e la moglie di Daniel Day Lewis. Ossia, che sia una che fa la regista e la scrittrice senza avere in casa uno dei più grandi attori viventi e nel codice genetico uno dei più grandi drammaturghi della storia americana. Cosa diremmo del nuovo romanzo della signora Rebecca M.? Che è un buon romanzo, secondo me. Che la signora ha talento da vendere, e che se riesce a tenere il suo personaggio lontano dai cliché della povera signora ricca ma triste, attempata ma ancora bella, allora è capace di scrivere pagine di rara potenza narrativa e di trasporle sullo schermo con precisione e maestria - a giudicare dal cast del film che su Pippa Lee la signora sta finendo di girare. Temiamo che, siccome la signora M. è effettivamente la figlia di e la moglie di, e siccome la distanza dai cliché non è sempre così marcata, ci si possa attaccare a qualche zoppìa nella trama per applicare un metro un pò troppo stretto. Va bene, la signora magari non ha dovuto convincere nessun editor o nessun produttore, ma è brava. Ed è solo al suo secondo romanzo. E ce ne fossero, di penne così appuntite.
Andrea, 27/12/08
********************

AMOS OZ, La vita fa rima con la morte, Feltrinelli, € 10
Ho recentemente segnalato l'ultimo libro di Grossman "A un cerbiatto somiglia il mio amore", spendendo qualche parola sulla grande letteratura israeliana contemporanea, permeata dal contesto tragico del conflitto arabo palestinese.
Ma come è noto, questi grandi scrittori scrivono anche favole per bambini, storie più leggere, almeno apparentemente. Amos Oz ne "la vita fa rima con la morte" sembra concedersi un divertissment col quale mostrare la sua straordinaria bravura.
L'autore immagina di dover andare alla presentazione di un suo libro. Prima di entrare in sala si ferma in un bar. Mentre beve una bibita, incuriosito dal modo con cui la cameriera si rapporta ai clienti, compreso il suo ancheggiare con trasparenza di mutandine, ne immagina storia personale amori, problemi. La stessa cosa farà durante la presentazione del suo libro, di cui non ascolta una parola, ispirandosi ai volti dei partecipanti. Ne nascono ritratti, racconti di situazioni avvicenti, che un pò lombrosianamente, convengono all'aspetto fisico. Il gioco culmina in una storia di amore erotizzante con la donna incaricata di leggere brani del libro, che non più giovanissima e non attraente, pare assai lontana dalla storia che l'autore fantastica di vivere con lei, ma che viene descritta in modo così coivolgente che il lettore non sa più se continuano le fantasticherie o, finita la presentazione, autore e lettrice comiciano una storia vera. Il libro è breve e si legge d'un fiato.
Fabrizio, 26/12/08
********************

CONVERSAZIONI NOTTURNE A GERUSALEMME di Carlo Maria Martini e Georg Sporschill, Mondadori, € 17
Chi avesse interesse a misurarsi con una religiosità fatta di dialogo, accoglienza, apertura a tutti gli uomini, perché ispirata a un Dio che non può essere solo cattolico essendo al di là dei limiti e delle definizioni che noi stabiliamo, un Dio che è amore per l’uomo, il cui cuore è sempre più vasto di quanto noi possiamo immaginare, può trovare conforto nella lettura del libro-intervista che il cardinale Carlo Maria Martini ci regala lasciandosi interrogare a Gerusalemme da Georg Sporschill, gesuita austriaco che vive insieme ai bambini di strada in Romania e in Moldavia.
Il libro tratta con straordinaria semplicità, in stile appunto dialogico, temi dell’esistenza di ciascuno di noi: amicizia, amore, sessualità, rapporti tra credenti e non credenti, tra credenti cristiani e di altre religioni, senza sottrarsi a temi anche delicati per la chiesa cattolica come il celibato ecclesiastico o l’omosessualità, per non dire dei temi della pace e della guerra o del rapporto fra la chiesa e il mondo.
(Fabrizio, 22 dicembre 08)
*******************

DAVD GROSSMAN, A un cerbiatto somiglia il mio amore, Mondadori, € 22
Non fatevi impressionare dalla mole. L’ultimo romanzo di David Grossman” A un cerbiatto somiglia il mio amore” è un racconto immenso e ambizioso ma si legge agevolmente, è avvincente. Quando hai finito di leggerlo ti dispiace di doverlo lasciare.
Grossman ti porta dentro una storia che sembra impossibile. Può una ragazza amare due ragazzi contemporaneamente, mentre essi si amano tra di loro quanto amano la stessa ragazza? Sì, se i tre si sono conosciuti in un ospedale gravemente malati, in un reparto isolato, dove devono stare al buio sentendosi vicini alla morte. E si raccontano, litigano, si emozionano come tutti i ragazzi ma in una condizione così estrema, con febbre alta e vaneggiamenti fantastici, mentre fuori è la guerra. Ed essi non sanno neppure se le loro famiglie e Israele siano ancora in vita.
Poi la loro esistenza si sviluppa altrettanto complicata come è stato il loro conoscersi. Ne nasce una storia che l’autore racconta con grande raffinatezza psicologica, attraverso situazioni spesso estreme. Ma, e questo è il punto, estreme per noi. Per loro è vita ordinaria perché ordinaria è la guerra. Sono ordinari l’intifada, i posti di blocco, gli attentati, le ritorsioni. Sono ordinarie la paura, la provvisorietà, la morte.
Per dare un’idea di questa contaminazione fra ordinarietà e follia (per noi) basti pensare che la ragazza, diventata donna e madre fugge da casa perché se le autorità dovessero venire a portarle la notizia che il figlio è morto da eroe, non la troveranno. Così, pensa, il cerchio non si chiude, il rito è infranto, le autorità sono beffate, lei non ci sta. In questi modo, pensa, suo figlio non morirà. Lei lo protegge. Il viaggio-racconto è narrato con grande abilità letteraria. Superbe le pagine sull’agonia di Avram, gravemente ferito, circondato dai suoi compagni morti e dal nemico, mentre delira su una prossima fine del mondo. Grossman ha aggiunto un altro libro alla grande letteratura israeliana contemporanea. Dove sempre le storie personali sono drammi esistenziali in un ambiente di guerra permanente; dove dall’una e dall’altra parte non mancano coloro (tra essi proprio questi scrittori) che desiderano amicizia, conoscenza reciproca, convivenza vera per poi trovarsi loro malgrado con sorpresa, scorno, e infine anche disperazione, a scontrarsi con una estraneità non voluta, sempre riaffiorante, irriducibile. (vedi il rapporto fra la protagonista e il suo tassista arabo).
Mentre Grossman scriveva il racconto di questa paternità maternità di un figlio mandato a morire, suo figlio uri moriva davvero in guerra nel sud del Libano.
Fabrizio, 21 dicembre
**************************

Murakami Haruki, AFTER DARK, Einaudi, € 18,00
Murakami da giovane ha fatto il barista di notte, e si vede. In questo suo nuovo romanzo il caffé notturno, come luogo di asilo di chi non ha un'idea precisa di dove andare, è assolutamente centrale. In un bar una ragazza di diciannove anni aspetta l'alba in compagnia di un grosso libro. Nello stesso bar capita un ragazzo che la sua notte la passa in uno scantinato poco lontano a fare musica. Poi la manager di un love hotel, che è un posto dove si va a far sesso senza passare dalla reception. Animali notturni, ciascuno con il proprio bagaglio di sconfitte ma anche con la propria personale riserva di energie per riuscire a passare - appunto - la nottata. Chi ama Murakami lamenterà che il libro è troppo corto per gli standard (177 pagine "appena") ma siamo in diretta in una notte che inizia e finisce nel tempo del romanzo. Chi ama Murakami apprezzerà anche lo stile ricchissimo di diascalie (un pò troppo, per me) e il continuo riferimento alla colonna sonora che accompagna i protagonisti nel loro pellegrinaggio notturno di bar in bar. Un libro avvincente, grazie anche a quel pò di soprannaturale e di misterioso che i fan riconosceranno come un marchio di fabbrica immancabile. Un pò freddino. Ma in un romanzo notturno, forse, questo è un pregio.
(Andrea, 10/12/08)
*******************************

MARGARET MAZZANTINI - VENUTO AL MONDO - Mondadori, € 20,00
Ce la ricordiamo la guerra in Jugoslavia? Roba di quindici anni fa, non duecento. Cosa ci ricordiamo di quello che ha fatto vedere la tivù, che era scritto nei giornali? Cosa ci ricordiamo delle vicende arrivate fino a qui, delle facce morte, dei corpi distrutti, dei palazzi sventrati, delle vite appese a un filo, da una parte all'altra della strada, da correrci su se il cecchino è al lavoro?
E potremmo immaginare una storia sprofondata in quella guerra? Una storia d'amore, di amori. Di una donna per un uomo, di una madre per un figlio, e per il popolo che quel figlio ha partorito, che ha avuto bisogno di ridere, di ballare, di odiare, per restare in piedi e disperdere tutto il fumo polveroso di quegli anni? Margaret Mazzantini ce la racconta in questo libro potente, importante, necessario come la poesia in tempo di guerra, come la memoria in tempo di pace. E lo fa con le parole piene e vibranti che devono avere quelli capaci di amore.
(Francesco, 3/12/08)
***********************

SECOND HAND di Michel Zadoorian, Marcos y Marcos 2008, € 16,50
Il sottotitolo di questo gustosissimo romanzo è UNA STORIA D'AMORE. Quella fra Richard e Theresa. Una storia tribolata, perché sono tribolati loro, piccoli, bizzarri, inadatti. A questo tempo ipertecnologico, esalatato su dettagli trendy, sempre alla moda. A questi centri commerciali, alle autostrade piene, al rinnovamento continuo. Richard va a caccia di chincaglierie di modernariato, cose sulle quali sente il tocco di una qualche vita, di un affetto passato, e ci si riempe la casa e il negozio di rigattiere. Theresa lavora in un'associazione che raccoglie cani e gatti randagi, ma spesso deve toglierli di mezzo, perché sono troppi. E' vero, sono troppi gli scarti delle persone in corsa, confuse nel traffico, negli uffici, nelle boutiques, nei locali à la page. Di questo si occupano Richard e Theresa, si prendono cura degli avanzi degli altri. Perché sono ancora palpito di vita, sono calore. Già questa poetica basterebbe per leggere SECOND HAND. Poi c'è il resto: il tono ironico e leggero, l'originalità di sguardi e parole, la tenerezza, la paura, la passione. E la bellezza. La bellezza: in questo libro si assaggia, ecco tutto.
(Francesco, 2 dicembre 08)
**********

I FRUTTI DIMENTICATI di Cristiano Cavina, Marcos y Marcos 2008, € 14,50
Come ha fatto bene Cristiano Cavina a scrivere questo libro! Che non lo so se dire romanzo, sembra troppo poco, insufficiente. E' un libro che racconta tutta la fatica di crescere 'senza un pezzo', di diventare uomini, padri e, fuori tempo massimo, diventare figli. Quando un padre si fa vivo da un passato che non esiste, tanto è indietro da non stare nemmeno nei ricordi, nei giorni di fantasie e meraviglie di un'infanzia comunque sorridente. Quando una compagna non più amata, lontana, lasciata, ti regala un tesoro da accompagnare a scuola, in ospedale, al cinema, un tesoro perché arricchisce, perché rende speciali. Si diventa Qualcuno, con un figlio. Ci si prova. Almeno è una promessa. Quella di avere tempo e modo di essere migliori di come ci siamo abituati ad essere, a vivere. E che bella scrittura, Cristiano. Precisa, senza raffinatezze e ghirigori compiaciuti. Scrive per quelli come lui, che stanno attenti al nocciolo delle cose, che capita che ridano tra le lacrime. O viceversa. Ma sempre veri, coi piedi nella terra.
(Francesco, 30/11/08)
*********

DELLA BELLEZZA di Zadie Smith, Mondadori 2008, € 9.40
Di fronte a un simile talento bisognerebbe solo genuflettersi, con deferenza e gratitudine. Zadie Smith è un fenomeno. Infatti molti la odiano. Girando per internet si trovano un sacco di critiche negative, di gente che dice mai più un suo romanzo. La cosa più stupida che ho letto è che Zadie è famosa solo perchè è bella. Signori, calma. Questa è La Scrittrice. Certo, è anche molto bella. Certo, con la sua biografia acrobatica pare fatta apposta per questo tempo avido più di personaggi che di scrittori. Ma il problema non si pone. Anche per questo terzo romanzo la signora rimane fedele al suo tema natale, che è quello del confronto fra culture diverse, e stavolta davvero lo fa a 360 gradi, mettendo in connessione destra e sinistra, proletari e middle class, uomini e donne, americani e inglesi, bianchi e neri, figli di papà e figli di chissà chi. Con questa signora non si pone il problema di dove un libro debba andare a parare. E' così: prendere o lasciare. Una tecnica narrativa assoluta, dialoghi assolutamente perfetti, personaggi fatti di carne, non di carta. Zadie ci fa vedere un pezzo delle loro vite nel monento in cui si incrociano. E lancia uno sguardo che si fa sempre più preciso - e più cinico - sull'utopia della multiculturalità. Cinico e compassionevole, insieme. Onore e lode alla maestra, in attesa dei prossimi stupori. L'ultimo stupore, per ora: da qualche tempo Zadie vive a Roma. Chissà cosa diavolo bolle in pentola. Se la incontrate al mercato, datele un bacio da parte di Nina.
(Andrea, 29/11/2008)
*******************

LA LIBERTA' E' UN PASSERO BLU di Heloneida Studart, Marcos Y Marcos 2008, € 14,50
La signora Studart è stata un politico brasiliano imponente, capace di lottare per i diritti delle donne e delle minoranze fino a diventare un punto di riferimento in un paese che imparava pian piano a cambiare strada. Da una così ti aspetti un romanzo estremamente politico, e qui ci siamo. E poi ti aspetti, visto che è brasiliana, le atmosfere oniriche e surreali di tanta bella narrativa sudamericana. E qui ci siamo, ma fino a un certo punto. Perché questo è un romanzo estremamente triste. Perché qui, è vero, si vola alto sulle ali della fantasia, su quell'equilibrio tra religione e magia, tra tradizione e libertà che hanno fatto la fortuna di tanta letteratura sudamericana, ma poi si inizia a volare basso, si scende a terra, e ci si guarda intorno. Questa è la storia di una disillusione e di una perdita di innocenza. Scritta magistralmente, con alcuni picchi davvero mostruosi. Ma si va incontro a una conclusione estremente terrigna, e a un'involuzione della protagonista verso una consapevolezza feroce e rabbiosa del proprio destino di sconfitta e di solitudine. Un libro importantissimo, ma da maneggiare con estrema cautela. Un libro estremamente femminilie e totalmente politico. Questa signora non è stata solo un grande politico, ma anche una grandissima scrittrice dell'animo femminile, dell'amore, della morte, delle dinamiche famigliari, delle contraddizioni di un paese che è un "incubo collettivo" e dell'insopportabile "pazienza dei poveri".
(Andrea 12/11/08)
********************

DENTRO LA FORESTA di Roddy Doyle, Guanda 2008, € 14,50
La promozione dei libri evidentemente è un mondo parallelo. Sulla quarta di copertina si legge una citazione del New York Times che dice "un romanzo felicissimo nel raccontare l'adolescenza dal punto di vista dei ragazzi", e sul fronte una citazione di J.K. Rowling che dice "Roddy Doyle è un genio", il che magari è anche vero, ma se decidi di farlo dire alla Rowling vuol dire che vuoi promuovere un romanzo per ragazzi, secondo me. Dunque: un romanzo per adolescenti sugli adolescenti? Io ho letto un altro libro. Qui di adolescenti ce n'è una sola, di bambini ce ne sono un paio, di genitori ce ne sono tre. Quindi quantomeno siamo pari. Secondo me questa è una storia di come si cresce all'interno e nonostante la propria famiglia, ma tutti: la ragazza che impara a non avere paura di quello che è, ma anche la mamma che lo impara a sua volta, e tutti i personaggi di questa strana famiglia allargata che, divisa in due da parecchi chilometri, scopre il proprio coraggio e la propria forza, di singoli e di insieme, alle prese con prove decisamente estreme. Questo è il libro che ho letto. Roddy Doyle è un genio: mica lo dice solo la Rowling, con tutto il rispetto. Certo, il signor Doyle poteva risparmiarsi un pò di descrizioni tecniche sulle slitte trainate da cani, ma a uno così siamo pronti a perdonare questo ed altro. Un libro anche per adolescenti, forse. Decisamente non per bambini. Ma soprattutto secondo me un libro per i genitori. Poi magari ho capito male io, sia chiaro. Il dibattito è aperto.
Andrea 9 novembre 08
********************

CUORE D'INCHIOSTRO, VELENO D'INCHIOSTRO, ALBA D'INCHIOSTRO di Cornelia Funke
Mondadori 2008, € 8,80 - € 9,80 - € 18
Eccomi! Meglio tardi che mai... Approfitto ora che il piccolo Marco (Magù) è in braccio a Andrea. Allora, per ragazzi e ragazze che amano i romanzi di fantasia: non perdetevi “Cuore d'inchiostro”, “Veleno d'inchiostro” e “Alba d'inchiostro” (una novità di questo mese) . Una trilogia all'insegna della magia, dell'imprevisto, dell'avventura... per entrare in un mondo che prende vita dalle parole lette a voce alta da Maggie e da suo padre Mortimer, detto Mo. Un mondo d'inchiostro popolato da personaggi indimenticabili. E mentre si viaggia con la fantasia si parla di libri, di lettori e di letture. Tra i protagonisti un'eccentrica zia, uno scrittore, un rilegatore di libri, un mangiafuoco. E il libro, sopra ogni cosa. Cuore d'inchiostro.
All'inizio di ogni capitolo, piccoli grandi gioielli: frammenti 'presi in prestito' da romanzieri e libri famosi e non. Piccole perle offerte al lettore. Che dire d'altro? I libri di Cornelia Funke si leggono tutti d'un fiato. Parola di una che in questi mesi fa la mamma a tempo pieno, ma non resiste al fascino di questa incredibile avventura. Garantito: ogni lettore vorrà essere al posto di Maggie.
Linda (6 novembre 08)
*******************

C'E' DEL MARCIO di Jasper Fforde, Marcos Y Marcos, 18€
Prendete Daniel Pennac, Stefano Benni, un pò di Michele Serra e, ovviamente, parecchio Lewis Carroll. Mescolate a lungo. Se non smette mai di mescolarsi, allora è Jasper Fforde.
Jasper Fforde è un tizio che per settantasei volte si è sentito rifiutare il manoscritto di il caso Jane Eyre. Poi, quando ce l'ha fatta (ma per insistere settantasei volte non bisogna essere troppo normali) è venuto fuori che la sua Thursday Next era un personaggio che meritava non uno, ma cinque romanzi. tutti stravenduti e idolatrati da una folla di pazzi come lui, evidentemente.
Thursday Next (che suona tipo Giovedì Prossimo, ma in modo molto più eroico, indubbiamente) di mestiere fa il detective letterario. Si tuffa nei libri a caccia dei personaggi in fuga, o li porta in salvo dalle crisi isteriche dei coprotagonisti gelosi. In questo quarto episodio inizia cercando il minotauro nel vecchio west, e portando Amleto a casa di sua mamma (la mamma di Thursday, non Gertrude, tranquilli...) a conoscere Bismark e Emma Hamilton, l'amante dell'ammiraglio Nelson. Ecco: se già vi gira la testa, il mondo di GiurisFiction non fa per voi. Se invece vi va di mollare gli ormeggi, sappiate che Jasper è in gran forma.
In C'è del marcio dobbiamo sconfiggere un premier che non invecchia mai e che rimbambisce l'opposizione con un aggeggio che si chiama "ovinatore" e inebetisce chi si trova a portata di raggio, annullando ogni possibile opposizione e consentendogli di trattare i suoi loschi affari con le peggiori multinazionali nella massima tranquillità. Per star più tranquillo costruisce da nulla un nemico (i Danesi!), che diventano un capro espiatorio, con l'aiuto dei media che si tuffano nella rete. Come dire: si ride e si scherza. Ma anche no.
Ultima nota: Jasper Fforde ha omaggiato la nostra libreria di una copia autografa. Capperi, se fa piacere. Quando venite da Nina, datele un'occhiata.
(Andrea, 17/10/08)
*************

ALI DI BABBO di Milena Agus, Nottetempo, € 13
Una piccola grande storia di follia e bellezza, in un'ansa selvaggia della costa sarda.
C'è Madame (che ha un nome vero, ma la chiamano così per il suo amore per la Francia), proprietaria di quel pezzo di spiaggia che continuamente le propongono di vendere, c'è la sua casa nella quale ospita villeggianti fuori dal coro, convalescenti, amanti. C'è una famiglia che le vive vicino e le fa compagnia, la aiuta, la giudica. Vicini e lontani. In quella famiglia c'è la voce che ci racconta questa storia, una voce giovane, una ragazzina di quattordici anni che insieme al nonno è il più grande alleato di Madame. La comprende, la difende, le vuole bene.
Madame colpita a sangue e amata a forza dagli uomini della città, una donna che sembra piovuta da un altro tempo. Un tempo nel quale per fare la felicità degli altri tutto è legittimo, anche lasciarsi riempire di botte, o farsi infilare fra le gambe una zucchina, o abbaiare sotto il tavolo come un cane, nuda e derisa. Tutto, pur di essere accettate, alla fine abbracciate, accolte come 'cosa buona'. E non come la pazza di casa, l'ultima, la scema.
Poi, laggiù sul mare, c'è una magia: una presenza che viene a dire ehi, fai bene a sognare figlia mia, fate bene a restare in questo paradiso, fate bene ad amare Madame. È il padre della ragazzina, che non si sa dov'è, se è. Ma c'è, così. Con le sue ali dipinte in aria. A ricordare che “la vita senza la magia è solo un grande spavento”.
Milena Agus ci era già rimasta dentro con la protagonista di Mal di pietre, un altro personaggio in disequilibrio, sconvolgente e allo stesso tempo delicato. Così vale per Agnese (il vero nome di Madame), che a volte le vedi proprio piccola e indifesa, in questo bisogno d'amore, altre volte forte e superba, sicura di sé, dei suoi “no” a una vita 'normale'.
È un libro che deve lavorarti un po' al cuore, ma poi lo senti che arriva. E ti piace.
(Francesco 7 ottobre 08)
*********

TUTTO PER UNA RAGAZZA di Nick Hornby, Guada, € 15
Sam, sedici anni, una madre divorziata di trentuno, un mito appeso alla parete: Tony Hawk, campione di skateboard. Sam ci parla, lo ascolta dalle pagine di una sensazionale autobiografia, la sua bibbia. Sono amici, ecco. Poi Sam incontra Alicia, una roba da innamorarcisi subito, da farci l'amore per la prima volta. La prima delle prime. Poi succede come succede, per fortuna, a quell'età: la prima non è l'unica. E allora ci si lascia, bene o male si fa. Finché il mito sul poster ci combina uno scherzo niente male (o forse, Sam, l'hai sognato?): al mattino ci si sveglia nel letto di Alicia, nella stanza di Alicia, al fianco di Alicia, al pianto di un neonato in fondo al letto. Il figlio tuo e di Alicia!
Che è? È il futuro quello vero? O Tony ti piglia per il culo?
Fatto sta che quando Alicia si fa viva perché “devo parlarti”, Sam piglia uno zaino e taglia la corda, deciso a non affrontare qualsiasi cosa - ma è QUELLA cosa! - Alicia debba dirgli, e nemmeno la faccia di sua madre, che prima di morire sul colpo si prenderà il tempo di uccidere lui.
Nick Hornby è fantastico nel tenere viva e vera e intelligente questa voce di ragazzo alle prese con una vicenda che di per sé potrebbe essere drammatica, straziante, e invece ti diverti, partecipi dei brividi, dei mal di pancia, della tenerezza che spunta, semplice, un attimo prima del burrone. Perché la vita, a volte, ha strade più belle.
Da leggere leggere leggere!
(Francesco 6 ottobre 08)
*******************

IL CONTAGIO di Walter Siti, Mondadori, € 18
Vorrei sapere cos'ha scritto la signora Daria Bignardi, lo scorso Agosto su Vanity Fair, per spingere decine di signore eleganti e dall'aria raffinata, in Versilia per l'estate, a chiederci “ce l'avete l'ultimo di Siti?”, “il contagio, credo”, “c'era una recensione della bignardi su vanity fair!”. Perché io quel libro poi l'ho letto: molesto, volgare, disperante, terribile. Bellissimo. Un libro di quelli che dici: è necessario che qualcuno l'abbia scritto, che qualcuno ci dica come stiamo diventando.
Sì: gli abitanti delle borgate, i palestrati cocainomani e prostituti, le mogli e fidanzate casalinghe e compiacenti, i vip corrotti e le figlie di papà, gli avanzi di galera e gli sprezzanti della legge e delle regole, alla fine siamo noi, miscugliati nel cattivo brodo di questo tempo. Perché i miti, le ambizioni, le ricerche, sono gli stessi: i soldi, la bellezza, l'evasione, l'immagine che non scada, la giovinezza che non sfiorisca. Mentre di contro sfioriscono i colori, i rumori, l'allegria pittoresca che fino a qualche anno fa evocavano la vita 'di borgata'.
Pasolini ci diceva che 'i borgatari' stavano scadendo nei modi e negli usi della borghesia, Siti ci dice invece che oggi “il mondo sta diventando un'immensa borgata; non sarà perché - pensa il vecchio camminando verso via Vermeer - mi è mancato il coraggio di ammettere che per me un borgataro gay era diventato tutto il mondo?'".
C'è anche l'amore tra queste storie. Ci doveva essere. Un amore che è tutto il fascino che la borgata, nel suo votarsi all'assenza di valori, nei sentimenti sputati fuori senza passione, sudici (come i fiori dal letame, ma meno belli), nel sesso comprato e venduto ridendo, potente e inutile, esercita sul 'professore' Walter, in fuga dai capricci intellettuali della sua professione, e del suo ambiente tutto. E c'è Siti dietro. Dentro. Uno Scrittore proprio. Che nei toni ora melodrammatici, ora cinici, ma anche comici e crudi, fa come la vita: “se pija in giro da sola”.
Chissà se la Bignardi aveva detto questo?
(Francesco, 5 ottobre 08)
********************

L'INSOLITA RUMBA di Biagio Autieri, ISBN, 11€
Il signor Autieri di mestiere fa l'educatore di strada, e si sente. Finalmente un racconto su emigrazione disagio e periferie visto dal basso. Se fosse vista dall'alto di qualche osservatorio sociale la realtà di questo libro sarebbe un curioso melting-pot. Invece siccome è vista dal basso è quello che è: un casino. La scelta per raccontare il casino è quella di dargli voce, e la voce di un casino non può che essere plurale. Quindi ascoltiamo la storia di Totò, Ciccio, Samir e Fredo dalla loro voce, e questi quattro ragazzi parlano come mangiano, come parlano davvero. Raccontano la nascita del loro gruppo, nato da un sogno e poi realizzato imparando a crederci poco alla volta. Ribellarsi con la musica neomelodica napoletana, in una periferia di Milano umiliata dai cavalcavia e dalla televisione, che fa vedere una vita diversa, che non c'è. I quattro ragazzi scoprono che "L'insolita rumba" non è solo il loro gruppo, ma è l'occasione per cominciare a credere nei proprio sogni e per provare a darsi una mossa. Tutto succede in fretta, è un libro che si legge in un lampo ma questi quattro ragazzi CAMBIANO. Cambiano la loro prospettiva, e la nostra. La fuga è verso Napoli, ed è una fuga che assomiglia tanto al vero significato della parola libertà. Anche schiacciati dai cavalcavia e dalla tv, può sempre capitare di ricordarsi di essere umani. Anche se a scuola hai sentito che i professori parlando di te ti definivano "compromesso". Un romanzo pieno di disperazione e di speranza. Quattro ragazzi, o qualche milione, da salvare dall'apatia. Anche "a parole". Grazie Biagio, buon lavoro. E buon viaggio, ciottolini.
(05/10/08)
dal blog dell'autore (http://skalo.splinder.com/):
06 ottobre 2008 - 15:15
sto tornando ora dal sito www.ninalibreria.it dove c'è una recensione sull'insolita rumba. Grazie.
Il vostro progetto di rivoluzione culturale in queste lande desolate dell'impero mi trova assolutamente coinvolto e solidale...chissà se potrò venire a trovarvi
un abbraccio Biagio
*******************

UNA TUA PAROLA di Elvira Lindo, Mondadori, € 17
Bellissimo. Se qualcun'altro è d'accordo con me per favore lo dica, altrimenti mi sentirei un po' malata. Nel senso che è una storia triste triste ma senza alcuno sfondo patetico, anzi, da un certo punto di vista rafforza l'anima e non ci fa sentire soli, almeno questa è stata la mia sensazione.
Oppure, più banalmente, meno male che al mondo c'è chi sta peggio. No, non è questo. Perchè ci vuole del coraggio ad essere veri, a rimanere interi quando la vita può diventare un calvario.
Quindi bella la mia Rosario che si dibatte fra i grandi problemi (primo fra tutti se stessa forse?) che la vita simpaticamente le ha riservato con un entusiasmo cupo che commuove intimamente e a tratti fa anche ridere. Una Rosario ironica, autoironica, spietata, diretta, troppo o troppo poco consapevole.
E brava bravissima Elvira Lindo che è riuscita con la testa, il cuore e le parole a trasmettere tante e diverse indicibili sensazioni, una vera scrittrice.
Prima vivi e poi scrivi, diceva Hemingway. Deve essere per forza andata così.
Lo consiglio, appassionatamente.
“Come sono strani i ricordi, ci fanno rivivere una felicità di cui non ci eravamo accorti e di cui non siamo stati nemmeno felici”
(Alessandra, Carrara, 03 ottobre 08)
********************
...Si può recensire una recensione? No dai, resisteremo. Però Nina si associa ad Alessandra TOTALMENTE. Una tua parola di Elvira Lindo è un libro tanto strano e inaspettato quanto bello e ben scritto. Nina ha già fatto parecchie vittime, con quel libro. Continueremo a consigliarlo. Grazie ad Alessandra che ci rinfranca nella nostra missione. Hasta Elvira Lindo, siempre.
********************

FELICITA' di Will Ferguson, Feltrinelli, € 8
La felicità non esiste perché alla fine neanche la cerchiamo, alla fine abbiamo bisogno delle nostre debolezze per non essere tutti omologati, tutti troppo uguali. Sembra proprio così a leggere questo libro, ma è solo il pensiero del protagonista, tutto il resto del mondo gli è disperatamente contro, a quanto pare. Non è un libro né banale né triste, e non è neanche un manuale, come tutte le persone “dentro” la storia vanno cercando.
Bella poi la visione della ricerca della felicità da un punto di vista economico, nel senso che fa bene alle nostre tasche ma molto meno bene al business, e allora via le palestre, via i centri estetici, ma via anche il fumo e l'alcol, perché quando si è felici non si ha più bisogno di niente, nel bene e nel male.
Da ricordare il senso del sesso secondo Edwin (il protagonista):
-E' così che dovrebbe essere il sesso! Eccomi qui, con la sensazione di essere fuori posto, un po' goffo, vagamente in colpa.
Questo... questo si che è sesso. Non quella cosa che ti fa sentire tutt'uno con l'universo. Una faccenda così intima non dovrebbe esserlo mai.-
Fa ridere perché ognuno di noi si può rivedere in certe situazioni, in certi pensieri.
“Le persone infelici sono infelici ognuna a modo proprio, quelle felici lo sono tutte allo stesso modo”
(Clelia, Massa, 01 ottobre 08)
********************

L'ARTE DELLA GIOIA di Goliarda Sapienza, Einaudi, € 20
Sarebbe felice, la signora Sapienza, di sapere che da Nina questo libro è balzato in poco tempo dall'uscita al primo posto delle vendite. Se fosse viva e non ci avesse lasciati nel 1996. Perché la vita precedente di questo romanzo, pubblicato da Stampa Alternativa una decina d'anni fa, non è stata infatti molto fortunata.
Poi qualcuno da Einaudi ha pensato - BENE! - di riprendere questo bellissimo libro è ripubblicarlo nella collana degli Struzzi, che di per sé è già una piccola garanzia di qualità.
Così anche io ho potuto conoscere Modesta (un nome così, che fascino!) e la sua storia che parte da un paesino in Sicilia, nei campi, e attraversa Catania, Milano, la prigione, il confino, Parigi, e si chiude (forse, perché una come Modesta non si sa se finisce) nella sua villa in riva al mare. Sì: da contadina a Principessa. Ma senza le suggestioni da eroina sentimentale. Per quanto Modesta sia davvero un'eroina. Anzi: un eroe, senza genere, assoluto. Che nella Sicilia di inizio Novecento (nata il primo gennaio del 1900, "è facile ricordarlo") scopre e promuove l'amore lesbico, pur amando anche degli uomini, affronta con studio e fierezza l'oscurantismo del convento nel quale trascorre alcuni anni dopo il primo omicidio. Si oppone al fascismo prima e ai falliti socialisti dopo. E' anche una criminale Modesta, ma si sta dalla sua parte, anche se all'inizio sembra di no. E' crudele e insieme capace di tenerezza. Una lavoratrice, una ricamatrice di calcoli e slanci intensi e totalizzanti, e alla fine il suo capolavoro è quest'arte che si apprezza a polmoni pieni, tutti noi che leggiamo: l'arte della gioia, appunto. Malgrado tutto, grazie a tutto.
(Francesco, 28 settembre '08)
********************

LA VEGLIA di Anne Enright, Bompiani, € 18,00
Con questo libro Anne Enright ci ha sbancato il prestigiosissimo Man Booker Prize, strappandolo niente meno che a Ian McEwan per “Chesil beach”. E' la storia di Veronica Hegarty, trentanovenne irlandese “di successo”, con due bellissime figlie e un matrimonio “felice” (e le virgolette sono il modo bislacco in cui io, che non so scrivere come lei, sintetizzo un sacco di cose che racconta lei, che sa scrivere eccome). La prima cosa che fa Veronica nel suo libro è andare da sua madre a dirle che suo figlio è morto suicida, in Inghilterra, dopo quindici anni passati nell'alcolismo e nel caos, lontano da casa.
Ecco: il romanzo è l'elaborazione di questo lutto da parte di Veronica, che con quel fratello faceva parte di un sottoinsieme speciale, all'interno di una famiglia di dodici fratelli. Lo spazio tra il ritrovamento del corpo di Liam e l'espletamento di tutta la burocrazia per il rimpatrio e il funerale, è il tempo largo di questa veglia, in cui si ricostruisce la storia del rapporto tra Veronica, Liam e la nonna Ada, le due figure più importanti della sua storia personale. I ricordi che riemergono, l'alternarsi dei rimorsi e delle ferite ma anche i modi nei quali tutte queste persone hanno imparato a sopravvivere, per il tempo che ci sono riuscite. E' un libro tristissimo, disperato e impegnativo: ma Anne Enright, questa signora con la faccia da bidella (con tutto il rispetto per le bidelle, per carità) è in realtà una scrittrice straordinaria, che descrive il dolore e l'assenza con una lingua assolutamente precisa e crudele. Descrive il ritorno alla vita di Veronica “nonostante” Liam. E scusate le virgolette. E se non avete capito cosa voglio dire chiedete alla signora Enright. Lei ha qualche risposta e, soprattutto, moltissime domande, le domande precise fatte con precise parole. E infatti la conclusione la lascio a lei.
Ma io non voglio un destino diverso da quello che mi ha portato qui. Non voglio una vita diversa. Voglio solo essere capace di viverla, tutto qua.
(Andrea, 28 settembre '08)
********************

"Gli effetti secondari dei sogni", Delphine de Vigan, Mondadori, € 18
Speriamo che lo paghino bene, questo che si inventa i titoli alla Mondadori. In francese questo libro si chiamava solo "No et moi", dove No è il diminutivo di Nolwenn, una diciottenne senzatetto, e "moi" è la ragazzina di buona famiglia Lou Bertignac, che di anni ne ha 13 ma è due anni avanti a scuola - suo malgrado - perché è un genio. No e Lou si incontrano perché sono due bestie strane, perché No ha un bisogno infinito di aiuto e Lou ha bisogno di capire come si fa a crescere con una mamma depressa e un sacco di compagni di classe che sembrano venire da un altro pianeta. Due solitudini che s'incontrano, come nel libro di Giordano, ma qui la collisione è totale e definitiva, al di là degli esiti - non sempre prevedibili, e sempre ben raccontati - del racconto. Lou è un personaggio complesso e assoultamente credibile, che è ancora una bambina che ama giocare ma è anche già un'adulta dolorosamente consapevole della durezza del mondo.Una delle frasi che Lou ripete più spesso è "le cose sono come sono". E Lou sta sospesa tra questa consapevolezza e il bisogno di non arrendersi.Il saluto e l'augurio del suo prof, "Bertignac, non molli" è una cosa che esce dal cuore a tutti quelli che hanno letto e amato questo piccolo grande libro. Che è asciutto, semplice, diretto e doloroso, e nello stesso tempo è pieno di speranza: c'è sempre la volpe del Piccolo Principe, per tutti i grandi che sono stati bambini. E una volta addomesticati...
Andrea (31/08/2008)
********************

“Il crepuscolo dei supereroi”, Deborah Eisenberg, Alet 2008, € 15
Brava. Debora Eisenberg è proprio brava.
Nel senso: i suoi personaggi sono proprio veri. E per questo belli, vivi. A dispetto del titolo, che dopo poche righe lo capisci a cosa rimanda: alla difficoltà, al duro lavoro e al dolore cui ogni personaggio (e ogni uomo, in America e nel mondo) è sottoposto nel confronto con se stesso, con la propria vita, con la vita degli altri che non sono sempre come noi vorremmo. Incombe la tragedia dell'11 settembre 2001, un po' su tutto, anche se non è un libro sulle conseguenze di quel disastro. Solo che da lì molti “supereroi” hanno iniziato a vivere il loro “crepuscolo”. Tramontate nel fumo e nel sangue quasi tutte le certezze sulla vita, sulle cose, sui limiti di quello che può succedere in questo mondo. Così vale anche per Nathaniel, Lucien, Otto, William, Sharon, Kate e per gli altri protagonisti dei racconti di questo libro. Non che ci assomiglino, ma li riconosciamo. Quando parlano, li ascoltiamo davvero. Ed entriamo nei meandri delle loro esistenze anche solo accennate, nelle loro solitudini arginate coi bei mestieri, i divani comodi, le feste. O con le fughe in Italia (proprio!), come succede a Kate, madre single a caccia di un antiquario, di un amore fuori tempo massimo. Almeno per i tempi che corrono, tutti giovinezza e tette all'insù. Saranno queste le nuove certezze?
Francesco (30 agosto '08)
********************

Anne Holt, "Quello che ti meriti", Einaudi SL, € 16,80
Diciamo subito che questo è un libro scritto da una grande scrittrice. Un bel libro, una lettura piacevole e coinvolgente, un noir appassionato che fa tremare di sana tensione dalla prima all'ultima pagina, assieme alla bambina che un pazzo ha rapito dal padre pochi giorni dopo la morte della mamma. Si può immaginare qualcosa di più crudele? Si resta subito intrappolati dal mistero che circonda la scomparsa di Emilie e dal suo destino così assurdo. Non ci si vorrebbe entrare - perché fa male la sola idea - e si è già presi all'amo, esattamente come succhede a Johanna Vik, la ricercatrice che si occupa - pensate un pò - di come e quanto l'attenzione dei media sposti gli esiti dei processi penali. Non è il solito noir, come si intuisce, perché Johanna è una donna vera, una mamma alle prese con una bambina difficile e con la propria inadeguatezza. E questa è la parte più bella del libro: il ritratto di Johanne e quello speculare di Ingvar Stubo, l'ispettore che ha visto in lei l'interlocutore ideale per tirare le fila di un caso così illogico. Johanne e Ingvar sono due persone profondamente ferite e estremamente forti. Si resta alzati con loro, fino a notte fonda, per scovare il modo di salvare Emilie prima che sia troppo tardi. Nel frattempo le storie si intrecciano e alla fine si intrecciano un pò troppo: ma è un vizio che accomuna purtroppo molti autori di noir. Si vogliono tirare tutte le fila (ma proprio tutte) in un unico gomitolo, a scapito della veridicità che invece era una delle caratteristiche più avvincenti della prima parte. Resta comunque un ottimo giallo, ma soprattutto: un ottimo libro. Si legga la parte in cui Johanne e il suo ex marito parlano di loro figlia incrociando i loro punti di vista. Avercene di scrittori tanto capaci, altro che narrativa "di genere". E tra i ricordi che lascia "Quello che ti meriti" resta un filo di invidia per chi vive in un paese - la Norvegia - nel quale la corruzione di un magistrato è un'ipotesi di pura fantascienza.
Andrea (23 agosto 08)
********************
Accogliamo ancora Stefano per una segnalazione "buona", come dice lui. E naturalmente ringraziamo. Ah! Nessuna "eccezione", Stefano: VerdeNero è sui nostri scaffali.

Cara Nina La Libreria,
si può parlare bene di una collana, anziché di un solo libro?
Lo so, questa potrebbe essere una violazione delle regole di "Parole incrociate", ma io ci provo lo stesso.
La collana in parola è "VerdeNero", Edizioni Ambiente, una seria casa editrice specializzata in pubblicazioni tecnico-scientifiche sui temi dell'ecologia, delle risorse, dell'ambiente in generale.
Dopo un discreto lasso di tempo in cui l'attività si è concentrata su questo tipo di pubblicazioni, con la collaborazione di Legambiente è stata avviata anche una collana "letteraria". Il nome della stessa è piuttosto esplicito: "verde", perché i temi sono quelli legati all'ambiente, alla criminalità ambientale, a quella che l'associazione ecologista ha definito (coinando un neologismo rapidamente diffusosi e recepito nei dizionari più recenti) ecomafia; "nero" perché la forma narrativa è, appunto, quella del noir, non necessariamente "poliziesco", ma comunque legato a personaggi che sviluppano la propria storia cimentandosi in una comune ricerca di verità e giustizia.
Gli autori che hanno aderito al progetto di EA sono molti, da Sandrone Dazieri ("Bestie") a Loriano Macchiavelli ("Sequenze di memoria"), da Giancarlo De Cataldo ("Fuoco") ai Wu Ming. E ancora: Giacomo Cacciatore, Valentina Gebbia, Gery Palazzotto, Eraldo Baldini, Simona Vinci, Piero Colaprico, Luca Rastello, Marcello Fois, Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto (in uscita ad ottobre "L'albero dei microchip", scritto con Francesco Abate), Niccolò Ammaniti e molti altri.
Tutti i volumi si chiudono con uno squarcio di reale attualità: un breve saggio, a postfazione, che riporta i dati del Rapporto Ecomafia.
Purtroppo la collana e l'editore sono ancora troppo poco conosciuti e fuori dai "circuiti" del mercato. Ma visto che la qualità degli autori (e delle opere, personalmente posso testimoniare a favore per i lbri di Dazieri, Macchiavelli e De Cataldo) è una buona garanzia, cara Nina La Libreria, ti chiedo di fare un'eccezione e pubblicare queste Parole Incrociate (forse male). E anche di dare un po' di spazio, nei tuoi scaffali, a questi "buoni" libriccini.
Stefano - Carrara
********************
nota dei librai:
ok, s'era detto "i libri che raccomandate", quindi niente recensioni negative. Facciamo come Mollica: se non si può dire che è un capolavoro, si parlerà di un'altra cosa. Ma ci arriva una critica tanto bella sul bestseller dell'anno, e mica ci possiamo lasciar scappare l'occasione di UNA BELLA POLEMICA ESTIVA? Per cui: fiato alle vostre trombe. Leggetevi la recensione di Nino e poi via a difendere Alice Mattia e il bel Paolo dagli attacchi dei critici impietosi. Noi daremo spazio a tutto fuor che agli insulti. Che quello è il mestiere altrui. Coraggio, numeri primi: il guanto della sfida è lanciato.

"LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI" di Paolo Giordano, Mondadori, € 18,00
La prima cosa che m'è venuta da dire su questo libro è: non ci credo.
Anche dopo averlo letto. Non credo a quei personaggi, non credo alle loro storie, e nemmeno alla sincerità e onestà del modo con cui sono raccontate.
È indubbio che i complimenti Giordano se li merita. È giovane, s'è laureato presto, è pure belloccio. E poi ha pubblicato con Mondadori, che dio solo sa come si fa, così alla prima. Ma il suo romanzo lascia in bocca, man mano che leggi, un sapore un po' artefatto, come i gelati di bassa qualità. Aromi chimici anziché succo di frutta.
Alice e Mattia, quei numeri primi che si girano intorno per tutto il romanzo senza regalare un solo momento di intensità e verità, ci seducono fin dall'inizio, anche quando sono bimbi in pieno trauma, circa il loro incontro ultimo e salvifico. Cioè: si ameranno, si aiuteranno, faranno qualcosa di queste loro esistenze avvitate sul disagio e l'inadeguatezza e l'incomprensibilità di nove azioni su dieci. Invece no. Restano, comunque in salute malgrado anni di anoressia, e socialmente inseriti malgrado anni di incomunicabilità, senza dirci – e senza dirsi – chi sono davvero. Ripeto: non ci credo.
E non parlo del tifo sentimentaloide per un lieto fine, ma di una plausibilità di fondo, quella sì. Applaudo, assolutamente, certi momenti casalinghi di Mattia: la distanza, il dolore e la tenerezza che abitano il triangolo anaffettivo figlio-mamma-babbo. Sforzi di vita vera, in mezzo alle pennellate di maniera. Non di “mestiere”, quello ha da venire. Ma confidiamo in Marina Berlusconi.
Nino (17 luglio '08)
*********
Concordo con il giudizio di Nino sul libro "La solitudine dei numeri
primi". Fin dai primi capitoli mi ha lasciato freddo, tanto che avevo deciso di non finirlo;
ma non finire un libro mi sembra una cosa negativa come ogni opportunità perduta, e
l'ho letto senza fatica, ma anche senza piacere. Non lo consiglierei ad un amico.
renzo (Firenze, 24 luglio '08)
*********
Non amo i best-seller. Non li compero e non li leggo. Almeno fintanto che non escono dalle superclassifiche e non vengono ripubblicati nelle più affascinanti edizioni in brossura (e non per questioni economiche...).
Non amo i premi letterari, così spesso pilotati da sapienti case editrici.
Per questo non avrei né comperato né letto nemmeno "La solitudine dei numeri primi". Invece... Invece le recensioni negative apparse su "Nina" on line hanno avuto un effetto esattamente contrario, generando un irrefrenabile impulso a buttarmi sulle/nelle pagine del libro di Giordano.
E dunque: tralascio le facili ironie sulle pubblicazioni di esordienti presso grandi editori (capita, a volte capita, magari di rado, ma bene che tuttavia succeda!) ed entro nel vivo della stroncatura. Ossia nella presunta "inverosimiglianza" dei personaggi. Mi sembra che questo sia un rileivo che poco si addice alla letteratura: forse che Gregor Samsa è un personaggio "verosimile"? (Tanto per limitarsi con le citazioni, mi fermo qui, ma la storia letteraria è piena di personaggi, per l'appunto, "letterari").
E comunque sia: cosa impedisce ad Alice e Mattia di essere credibili se, pur avendo vissuto e contiunando a vivere storie estreme (fatte di lutti intensi e atroci dolori, di autolesionismi diversi ma speculari), riescono a trovare in loro stessi la forza di andare avanti senza necessariamente risolvere le loro solitudini nel rapporto a due ma, più intensamente e forse incomprensibilmente, nel proprio essere sufficienti a loro stessi?
Del resto Giordano ci avverte fin dall'inizio: lui è un matematico (e forse questo rende poco intelligibile la stessa composizione del romanzo, ma non è un limite: è una peculiarità) e da matematico, quindi da essere estremamente razionale e logico, legge la realtà, anche quella dei rapporti umani. Il titolo, del resto, dovrebbe avvisare il lettore: Ali e Matt sono "numeri primi", divisibili unicamente per Uno e per se stessi, irreparabilmente divisi - almeno - da un numero (pari) della serie. E per questo sono soli, drammaticamente ed irrevocabilmente soli.
Eppure, ciò nonostante, io non ho trovato assolutamente "fredda" la narrazione di Giordano, anzi. Se l'impulso a chiudere le pagine del libro posso averla avuta è stato proprio sugli incipit perché, per motivi magari assolutamente emotivi, l'esordio della storia rappresentava un violento pugno nello stomaco, prodormo ad ulteriori sviluppi che in nessun modo - lo si capisce bene fin dall'inizio - potevano lasciare spazio a happy ending alcuno e anche solo a finali consolatori.
Insomma: il romanzo non è certo un capolavoro della letteratura mondiale. No, non mi passa neanche per la testa di sostenerlo. Ma credo che nel panorama della produzione attuale le stroncature sarebbe bene riservarle a chi le merita davvero (o di più). "La solitudine dei numeri primi" è un libro che, in un modo o nell'altro, ci interroga e ci apre un mondo "diverso" forse dai nostri mondi, in cui la sofferenza non è una iattura da tenere fuori dal nostro campo visivo ma una componente della vita quotidiana che, anche, può rappresentare una risorsa interiore. E questo, in tempi di felicità obbligatoria, non mi sembra poco...
Stefano - Carrara (20 agosto '08)
"CRONACHE DALLA DITTA" di Andrea Cisi, Mondadori Strade Blu, € 15,50
Intanto il Cisi c'ha una faccia simpatica. Un po' da sfigato, ma di quegli sfigati che gli vuoi bene anche a vederlo, che t'impegneresti perché alla fine vinca lui. Perché è intelligente, acuto, divertente. E bravo.
La storia che scrive è un po' la sua. Quella di un diplomato ragioniere programmatore che, come tanti, per lavorare quanto e come può, fa l'operaio in una fabbrica metalmeccanica.
Ha una fidanzata precaria che parte all'alba e torna alle nove, anche lei come tanti. E un gatto maschio di nome Fulvia (toh!) che spesso parla con lui. Come tanti? Forse.
Va subito chiarito che il gatto fa morir dal ridere. Sia perché è un gatto, e sfottere gli uomini è una roba che solitamente i gatti fanno, ma qui la dicono a parole. E poi perché le spara belle.
Intorno ad Andrea la fauna riconoscibile, nelle tipologie, dei capi e colleghi di lavoro. Dal flippato per la tecno, alla burba silenziosa e timida, al capo "che c'ha troppi pensieri, lavora tanto il mio boss", alla tardona in gabbanella che tutti le fischiano e le toccano il culo.
Le battute dentro la fabbrica te le immagini proprio, ti sembra di vedere le scene. La partita, le donne, i rave party. E i fischi che sottolineano l'intensità delle cazzate che volano. Dappertutto punte di surrealismo, comicità visiva, slang d'intorno al Po. Qua e là, invece, l'amarezza necessaria di quando si parla di lavoro, precariato, contratti a tempo, visto i tempi che corrono.
Buona lettura,
Francesco (13 luglio '08)